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Roma, 29 mar – Israele e Regno Unito si stanno lasciando la pandemia alle spalle, mentre gli Stati membri dell’Ue sono ancora fermi al palo. E’ un ricorrente mantra delle ultimi settimane, ma al contempo un dato di fatto. Parliamo infatti di due nazioni che hanno già vaccinato buona parte della popolazione e per questo possono brindare – salvo clamorose e improbabili ricadute – alla sconfitta del Covid in vista dell’estate. Com’è possibile che l’Unione europea sia così in ritardo rispetto a Israele e Regno Unito? Le analisi al riguardo, talvolta bislacche, si sprecano.

Israele e Regno Unito battono il Covid grazie all’Ue

Nel primo caso alcuni fanno notare semplicemente che Tel Aviv ha pagato di più le aziende che producono i vaccini, rispetto a quanto sancito nei contratti europei e americani. Vero, ma non spiega tutto. Nel secondo caso i più sottolineano che il governo di Londra fa affidamento su AstraZeneca, la quale essendo un’azienda anglo-svedese non può che favorire in primis il Regno Unito (e la Svezia). Questo in realtà è solo parzialmente vero. In entrambi i casi le analisi si basano comunque su un equivoco di fondo, perché senza il tacito via libera Ue le due nazioni considerate un modello nella campagna vaccinale sarebbero in realtà più indietro dell’Ue stessa. E’ un paradosso, eppure è così. Vediamo come stanno le cose.

Le 8 milioni di dosi del vaccino Pfizer ordinate lo scorso novembre dal governo di Israele (e pagate profumatamente) sono state prodotte in Europa. Per l’esattezza nello stabilimento belga di Puurs. Vale lo stesso per il Regno Unito: su 32 milioni di dosi somministrate, 21 milioni sono state esportate dall’Ue. In generale, dal primo dicembre 2020 in Europa sono state prodotte circa 170 milioni di dosi, di queste 77 milioni sono state esportate in Paesi extra Ue. Dunque poco meno della metà delle dosi le abbiamo date ad altri. Oltretutto l’Europa è pure il primo esportatore al mondo di vaccini di nuova generazione mRna, cosa che dovrebbe darci un vantaggio perlomeno a lungo termine.

Il mancato blocco all’export dei vaccini

Se avessimo bloccato l’export è dunque vero che probabilmente non avremmo adesso problemi di approvvigionamento e a breve saremmo fuori dal tunnel. Ma così non è stato. Perché? Avremmo davvero potuto impedire l’esportazione delle dosi alle aziende che producono i vaccini in Europa? Sulla carta sì. Bruxelles avrebbe infatti dovuto mettere mano all’articolo 122 del Trattato sul suo funzionamento, nel quale si precisa che “il Consiglio, su proposta della Commissione, può decidere, in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, le misure adeguate alla situazione economica, in particolare qualora sorgano gravi difficoltà nell’approvvigionamento di determinati prodotti”. L’Ue ha quindi voluto evitare di lanciarsi in una sorta di guerra per l’approvvigionamento dei vaccini. Temeva verosimilmente una sorta di rappresaglia sulle bottigliette dove infialarli, le siringhe con cui somministrarli e magari anche agli ingredienti con cui produrli.

Leggi anche: Guerra dei vaccini, Ue pronta a bloccare export AstraZeneca verso il Regno Unito

Tre giorni fa l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, ha annunciato di aver approvato altri stabilimenti in territorio Ue per la produzione di vaccini. Uno a Marburgo, in Germania, per la produzione del vaccino Pfizer. L’altro a Leiden, in Olanda, per la produzione del vaccino AstraZeneca. E sempre l’Ema ha dato il via libera a un altro stabilimento, fuori dal territorio Ue: a Lonza, in Svizzera, per la produzione del vaccino di Moderna. “Saranno aumentate la capacità di produzione e la fornitura di vaccini anti Covid-19 nella Ue”, ha precisato l’Agenzia europea del farmaco. Senza dubbio, ammesso che stavolta non ripeteremo l’errore di farci “soffiare” le dosi da altri Paesi extra Ue.

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. “Pandemia alle spalle” dice l’autore.Insomma il primato è a favore dei vaccini che come lo è la Meloni che addirittura parla di passaporto vaccinale con cui le oligarchie sperano di ridurci come fossimo mucche.E i vaccini contro i virus sono spesso inutili dato che i virus mutano continuamente.Oramai le plutodemocrazie occulte promuovono solo la fede nel vaccino come se potesse darci l’immortalità e cioè come fosse un ostia sacra.Per non parlare degli effetti collaterali di questi vaccini sperimentali nuovi che modificano il nostro dna con effetti futuri del tutto sconosciuti.Peccato che anche sul primato usano il termine pandemia quando siamo in presenza di una epidemia virale.La definizione di pandemia è quando in un anno un agente patogeno uccide dal 1 al 2 % della popolazione che per l’Italia doveva essere di 600 mila o 1.2 milioni di morti.Evidentemente i 50 milioni di euro dati dallo stato per i media covid fanno gola a molti.Viene creato il terrore del positivo asintomatico con i nuovi casi ogni giorno.E questo positivo asintomatico non infetta gli altri ma lo si fà credere.E che dire dei casi conteggiati piu’ volte essendo un tampone fatto piu’ volte sulla stessa persona??Ezra Pound si rivolterebbe nella tomba se vedesse il regime di oggi

    • bravo , hai perfettamente ragione. Mi stupisco che anche il nostro “primato nazionale”esponga una sottointesa collaborazione con la vulgata dominante

  2. L’ho notato anch’io questo strano allineamento di questo quotidiano alla informazione mainstream riguardo all’argomento vaccini che è uno degli strumenti principali in questo momento del grande reset. Pressioni esterne o scelta redazionale in previsione di qualche aiutino dalla politica? In ogni caso da lettore non si può arrivare alla conclusione che non ci si può fidare di nessuno e che il tradimento, 5s docet, è sempre dietro l’angolo. A questo punto meglio leggere il corriere e repubblica di cui conosci esattamente la posizione politica e con i quali sei molto più attento e critico quando scorri una notizia.

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