Roma, 2 ott – Mai strappo storico fu più ostico, rimandato, oggetto di continui ripensamenti. Eppure il premier britannico, Boris Johnson, ha assicurato oggi al congresso di Manchester che il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea il 31 ottobre (come previsto) “in ogni caso, con o senza accordo”. Il primo ministro è dunque deciso a tirare dritto, mostrando platealmente di non temere un divorzio senza accordo con Bruxelles. E’ chiaro a tutti che entrambe le parti preferirebbero invece una separazione mitigata da un patto, a lungo cercato e non trovato anche con il precedente governo guidato da Theresa May. Una storia apparentemente infinita che adesso sembra invece avviarsi a una conclusione.

Brexit in ogni caso

Johnson ha fatto detto che l’unica alternativa alla sua proposta, avanzata al’Ue, come nuovo accordo sulla Brexit è il no deal, ovvero un un divorzio senza alcun accordo. Secondo il premier britannico la sua proposta è “un compromesso” costruttivo “per entrambe le parti”, ma se non dovesse essere accettata ne prenderà atto e il Regno Unito uscirà dall’Ue il 31 ottobre. Quest’ultimo per Johnson è “uno sbocco per il quale siamo pronti”. Il primo ministro ha colto poi l’occasione per accusare la Camera dei Comuni, rea di aver “rifiutato di attuare la Brexit, rifiutato di presentare qualunque proposta costruttiva e rifiutato le elezioni”, dunque di non ascoltare gli elettori che già guardano avanti. La Camera dei Comuni sarebbe inoltre colpevole, stando sempre alle parole di Johnson, di aver presentato “una legge della resa” volta ad attuare un ulteriore rinvio contro l’eventualità del no deal.

La questione irlandese

Johnson ha inoltre garantito che la sua proposta di accordo non intende ripristinare “in alcuna circostanza un confine” tra Irlanda del Nord e Irlanda. Allo stesso tempo punta a far sì che l’intero Regno Unito esca dall’Ue unito, così da “riprendere il controllo delle sue leggi, del suo denaro, dei suoi confini”. In ogni caso l’Irlanda del Nord uscirebbe sia dall’Unione Europea che dall’unione doganale in seguito al periodo di transizione, ovvero a fine 2021, esattamente come il resto del regno. Rimarrebbe però allineata per 4 anni al mercato unico per i beni agricoli e industriali.

Eugenio Palazzini

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