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Roma, 7 apr – Macron come Sarkozy. E l’Italia ancora una volta china ad osservare, tentando di mettere pezze che sembrano sempre più tragicomicamente peggiori dei buchi che si vorrebbero coprire. Buchi come voragini lasciati dalla totale incapacità dei nostri vari ministri degli Esteri che si sono succeduti da Frattini (compreso) in avanti e che la Francia, che non ha mai nascosto le sue mire sul maghreb e l’intero mediterraneo, intende ora colmare con la sua ingombrante presenza.
Prima venne la Libia, con la scellerata decisione di appoggiare la primavera araba che ha – su input d’oltralpe e con il colpevole sostegno dato da Berlusconi – portato alla caduta di Gheddafi e alla sostanziale cancellazione del paese dalle mappe della recente geografia. Il motivo di quell’attacco? Altro che ragioni umanitarie: la Libia coltivava da tempo il progetto di sostituire il Franco Cfa, moneta dal sapore neocoloniale con il quale regolano i commerci varie nazioni dell’Africa equatoriale dal Camerun alla Repubblica del Congo, con una nuova valuta panafricana basata sul suo dinaro d’oro.
Tutto qui, finita con la balcanizzazione fra Tripoli e Bengasi? Neanche per l’idea. L’attacco di Sarkozy è stato solo il primo assaggio del nuovo attivismo francese volto ad espandere la propria influenza su tutto il nordafrica e non solo. Un attivismo ripreso con vigore con la presidenza Macron, che gioca le sue carte tutte a nostro discapito.
Senza scomodare – anche se è comunque compreso in tutta la vicenda – il trattato di Caen, i nuovi fronti sono, a questo giro, Niger e Tunisia. In entrambi i paesi sono state infatti dislocate missioni internazionali che vedono la presenza anche del nostro esercito. La motivazione ufficiale dell’intervento in Niger parla di lotta al terrorismo e contrasto all’immigrazione clandestina. Stesso discorso per quanto riguarda la seconda , che però ancora deve prendere avvio.
Al di là delle poco chiare regole di ingaggio – primo campanello d’allarme – a far pensare sono soprattutto le reazioni che governi locali. Sia il Niger prima che la Tunisia dopo hanno infatti storto il naso nell’apprendere della partecipazione italiana. Par dunque di capire che i nostri militari non siano per niente graditi. Merito, se così si può dire, della tela tessuta da Macron in quest’ultimo anno e che sta spingendo l’Italia ai margini dell’area. Una strategia che, come spiega Claudio Antonelli de La Verità, si basa su un documento redatto da Hakim El Karoui, consigliere del presidente. Questo documento mette nero su bianco le direttrici del nuovo sviluppo della politica estera della Francia verso sud facendo leva su immigrazione, economia e sicurezza. Proprio la Tunisia, ultima in ordine di tempo a far sapere di non approvare l’invio di soldati italiani nell’ambito della prossima ventura missione Nato, rivestirebbe un ruolo-chiave in tutta la nuova “dottrina” francese. Ecco allora spiegato, chiosa Antonelli, “perché i nostri militari non sono più benvenuti né in Niger, né in Tunisia. Finirebbe con il minare la nuova grandeur d’Oltralpe”. E così, se un tempo il mediterraneo poteva a buon diritto essere considerato come il nostro cortile di casa, oggi al più possiamo permetterci di fare i giardinieri. Per conto terzi.
Nicola Mattei



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4 Commenti

  1. Trattati da paese fallito,così come lo sono i paesi da cui proviene la fecciaglia islamico magrebina che ci ammorba……….trattati come pezze da cesso e servi della gleba,dopo sei anni di ignavia piddina e di servilismo a 90 gradi forse ci lasceranno un quartino di mare ,ex nostrum , dove pescare due sgombri e quattro cefali………questi sono i brillanti risultati ottenuti da politici incapaci e falliti, schiavi e impauriti da una europa indegna e vergognosa. Auguri Italia.

  2. spiace dirlo ma giusto cosi’. se gran parte degli italiani son dei perfetti coglioni.. che le redini dell’europa le tirino tedeschi e francesi che per quanto mondialisti e progressisti siano, sempre meno scellerati ed inaffidabili di gran parte di noi…
    se un giorno esistera’ un discreto e sano ricambio da riprendersi i centri di potere in italia allora cambiera’, ad oggi la misera realta’ è questa.

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