Madrid, 24 ago – Il governo spagnolo è diventato una sorte di modello da seguire per la sinistra italiana e più in generale europea, alle prese con crisi di identità, contenuti e capacità comunicative. I risultati elettorali poi parlano da soli e hanno portato una serie di cortocircuiti in serie nelle case progressiste. Quanto successo oggi in Spagna a ben vedere non fa eccezione. Il governo di Madrid, dopo il braccio di ferro con l’Italia in cui ha tentato di ritagliarsi il ruolo di buon samaritano accogliente con le navi delle Ong cariche di clandestini, ha deciso infatti di rispedire in Marocco tutti gli africani sub-sahariani entrati illegalmente a Ceuta mercoledì.
La polizia ha rimandato indietro i 116 immigrati che avevano sfondato le barriere di separazione nell’enclave spagnola. Il governo di Madrid ha fatto ricorso, per i respingimenti applicati dopo 24 ore, a un accordo firmato nel 1992 con il Marocco, che prevede l’espulsione in meno di 10 giorni dei cittadini di Paesi terzi entrati illegalmente in Spagna dallo Stato magrebino. Inoltre, secondo il quotidiano El Pais, che è entrato in possesso di un rapporto della Guardia Civil, dietro agli assalti alle barriere di Ceuta da parte dei clandestini africani ci sarebbero le mafie. Organizzazioni criminali che decidono proprio ora e luogo esatto della frontiera in cui mandare centinaia di persone a tentare di entrare in Spagna.
I gruppi mafiosi pagano circa 200 dirham marocchini, circa 18 euro, a ciascun clandestino per spronarlo a sfondare le barriere. Agli stessi clandestini viene prelevato il cellulare, poi restituito una volta entrati all’interno dei confini europei. Lo stesso modus operandi visto in foto e video degli assalti a Ceuta, secondo la polizia spagnola è stabilito a tavolino dalle organizzazioni mafiose: urla, lanci di pietre, vetri ed escrementi, insulti alle forze dell’ordine. Se poi i clandestini falliscono e non riescono ad entrare, devono pagare altri soldi per poter tentare un nuovo assalto.
Eugenio Palazzini

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