Kiev, 30 nov – Non accenna a placarsi l’escalation fra Ucraina e Russia dopo i fatti di pochi giorni fa, quando l’incidente nello stretto di Kerch aveva fatto risalire la tensione tra i due Paesi. Da tempo in conflitto per il controllo sulla zona del Donbass, Kiev e Mosca sono così di nuovo ai ferri corti. Ma questa volta dalle parole si è già passati ai fatti.

A seguito dell’incidente, infatti, il presidente Petro Poroshenko ha chiesto ed ottenuto la legge marziale, che sarà in vigore per 30 giorni nelle regioni che confinano con la Russia. Le forze dell’ordine potranno così agire con poteri straordinari, incluso l’uso della forza senza alcun controllo da parte di giudici e tribunali. In più, sempre in risposta al sequestro delle navi ucraine da parte della marina di Mosca, il governo ha vietato a tutti i cittadini russi tra i 16 e i 60 anni di entrare nel proprio territorio. Una decisione, quest’ultima, adottata per impedire l’ingresso a militari – anche di compagnie private – sotto copertura.

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“Non possiamo accettare questa politica aggressiva da parte della Russia: prima c’è stata la Crimea, poi l’Ucraina orientale, ora vuole il Mar d’Azov: cosa farà Putin se non lo fermiamo?”, spiega Poroshenko, che mette in guardia sulla “minaccia di una guerra su vasta scala con la Federazione Russa”. Accuse respinte al mittente da parte di Mosca, che parla di una “provocazione” a seguito di un banale “incidente di frontiera” e accusa gli Stati Uniti di aver orchestrato buona parte della vicenda.

Nicola Mattei

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