le-pen-salviniRoma, 7 dic – Tutti pazzi per Marine Le Pen. Non solo in Francia, ma anche in Italia. Chiunque non sia di sinistra sta in queste ore cercando di trovare uno strapuntino sul carro della vincitrice delle elezioni regionali francesi.

Il meccanismo, per quanto in parte inevitabile, ricorda un po’ l’esotismo masturbatorio della sinistra italiana, sempre pronta a scendere in piazza per festeggiare le vittorie di Tsipras, Podemos, di Obama, dell’ultimo dei partiti liberal in Uruguay, Ciad o Tagikistan, salvo perdere sistematicamente in patria (e incidentalmente portare pure sfiga ai propri modelli esteri).

Partiamo quindi dal presupposto che la vittoria del Front national è del Front national e basta. Anche perché è una vittoria figlia di un contesto tipicamente francese, in cui la tolleranza per le opinioni politicamente scorrette è drasticamente ridotta rispetto all’Italia, in cui attorno a tutto ciò che non è destra liberale c’è un cordone sanitario reale. La vittoria di Marine è innanzitutto una vittoria contro tutto e tutti, contro un isolamento imposto che diviene orgogliosa differenziazione da un sistema corrotto e fallimentare. Il coraggio della Le Pen è stato tutto sommato obbligato e indotto dal sistema.

Qui da noi tale pressione non c’è, o comunque non ai livelli francesi. Il coraggio, a casa nostra, deve essere una scelta consapevole, non una strada obbligata. E infatti non c’è stato. O, quanto meno, tutto lascia pensare che non si intraprenda lo stesso percorso, fieramente sovranista e identitario, data l’aria di rimpatriata da centrodestra che tira in Italia.

Matteo Salvini gongola per il successo del Front national, del resto può farlo dato che Marine Le Pen lo ha ufficialmente nominato, anche in queste ore, come suo omologo italiano. Basterà quest’investitura a suscitare nel popolo italiano lo stesso entusiasmo che quello francese ha avuto per Marine? In mancanza di scelte altrettanto chiare, nette, coraggiose, è più che lecito avere qualche dubbio. Rimarrà, certo, la carta del fronte anticomunista. Vederla giocare contro Renzi sarà uno spasso. Se non altro le risate sono assicurate.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. Resta il rammarico di un fronte Nazionale che vince con la fiamma tricolore prestata da Almirante a Le pen. E la paura che presto aggeggioni. Kretinetti vari. Mascalzoni. Ed imbecillissimi come Aledanno. Gasparri. La russa ed ignobili vari bolognesi, tornino a galla. ….il ruolo di casa pound oggi. E’ strategico e fondamentale. Non mollare. O meglio eternamente: boia chi molla!.

  2. va bene questa vittoria.ma che la le pen consideri salvini come suo omologo italiano,fa ridere.ma l’avete visto in che condizioni è.non ha mai lavorato in vita sua,della dx sa solo che è il senso di marcia da tenere sulle strade,in quanto alle altre merde umane del ex clan di fini,andrebbero tutte fucilate.guardo con fiducia a casa pound e anche la le pen dovrebbe farlo.

  3. In Italia manca un partito che si dichiari, una volta per tutte, senza mezzi termini né paraculismi, ETNONAZIONALISTA. Finché non ci sarà quel partito, possiamo continuare a scimmiottare chi vince e magari trovare sponsor stranieri più convincenti per prendere più voti e pararci il culo con i diop e gli iwobi varii, che sono tanto amati dagli itaglioni. Nazionalismo civico (meglio berlusconi a ‘sto punto) o nazionalismo etnico?

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