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Il partito di Chavez sconfitto, esultano Usa e petrolieri

by Alberto Palladino
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murales_chavez_5001Caracas 7 dic – “Que viva Chavez”, ma non il suo partito. Dopo quasi un ventennio di egemonia politica il Psuv del  presidente Nicolas Maduro, erede di Hugo Chávez, cade in minoranza nelle elezioni legislative venezuelane.

Il Venezuela sembra sulla soglia di una svolta storica nel suo orizzonte politico e sociale, dopo che con la conquista di ben 99 seggi su 167 l’opposizione antichavista del Mud (tavolo della unità democratica) si è aggiudicata, sembra in maniera incontrovertibile, la maggioranza dell’Assemblea Nazionale. Anche se, come ricorda Tibisay Lucena, presidente della Commissione nazionale elettorale, 19 seggi devono ancora essere attribuiti, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha riconosciuto la vittoria dell’opposizione parlando alla nazione in un messaggio televisivo trasmesso dopo la proclamazione dei risultati ufficiali.

Il dato “straordinario” è stata la grandissima affluenza che ha fatto registrare una percentuale al 74,25%.

“Abbiamo battuto democraticamente un governo che non è democratico” ha dichiarato Jesus Torrealba, segretario del Tavolo dell’Unità Democratica (Mud). Con dati che segnano l’inizio di “una fragorosa disfatta del governo e di una chiara vittoria dell’opposizione”, ha poi ha lanciato la sfida al governo dichiarando: “il popolo ha parlato chiaramente, le famiglie venezuelane si sono stancate di soffrire a causa del vostro fallimento. Ora basta! E’ ora di rispettare la volontà del popolo”.

Quello che è certo è che la partita in Venezuela si gioca da sempre all’ombra delle ingerenze esterne di Usa e compagnie petrolifere gelose della nazionalizzazione operata da Hugo Chávez.

Venezuela's acting President Nicolas Maduro attends a ceremony at the Teresa Carreno theater in Caracas March 13, 2013. Venezuelan acting President Nicolas Maduro said on Wednesday that "far right" figures in the United States were plotting to kill opposition leader Henrique Capriles. REUTERS/Carlos Garcia Rawlins (VENEZUELA - Tags: POLITICS ELECTIONS)

Il “caudillo rojo” non aveva mai perso un’elezione e questo risultato aprirà sicuramente una profonda resa dei conti all’interno del partito fondato da Chavez, se l’opposizione conquistasse i due terzi della camera potrebbe bandire una amnistia per i detenuti politici quali Leopoldo Lopez, leader di “Voluntad Popular”, il gruppo più radicale dell’opposizione, e Antonio Ledezma, l’ex sindaco di Caracas.

I detrattori parlano della fine del “socialismo del XXI secolo” che aveva esteso, grazie a Chávez, la sua influenza su tutto il continente sudamericano conquistando entusiasti sostenitori dall’Argentina al Brasile, dall’Ecuador alla Bolivia, al Nicaragua. Morto pero il creatore anche la creatura si era andata spegnendo con la spinta rivoluzionaria troppo legata al carisma magico del leader.

Maduro paga la crisi economica e il suo immobilismo politico di fronte a carestie e inflazione, un progressivo arroccamento diventato isolamento con l’acuirsi della crisi e il lavoro incessante delle opposizioni e dei “nemici esterni” che hanno eroso la ricca eredita lasciata da Chavez.

“Abbiamo perso una battaglia oggi, ma la lotta per costruire una nuova società è solo all’inizio”, ha detto Maduro, “una contro-rivoluzione ha trionfato, che ha imposto la sua strada, la sua guerra”, in riferimento alla “guerra economica” sostenuta dagli Stati Uniti contro il Venezuela colpito da calo dei prezzi del petrolio su cui si basa l’economia del paese.

Russia's Prime Minister Vladimir Putin (L) and Venezuela's President Hugo Chavez meet at Novo Ogaryovo residence outside Moscow July 22, 2008. Chavez, a fire-brand Socialist, will sign arms and energy deals during a visit to Moscow which started on Tuesday, moves likely to further strain ties between Russia and the United States. REUTERS/Miraflores Palace/Handout (RUSSIA)

Che l’eredità di Chavez sia legata ai risultati elettorali in Venezuela rimane un fattore da dimostrare ma, questa debacle politica unita alle difficoltà di attuare una piena “rivoluzione socialista e nazionale” nell’America latina lascia di fatto una macchia sul sogno socialista, e rischia di incrinare l’asse dei paesi dell’alternativa alla egemonia Usa che vedeva la nazione caraibica schierata al fianco di Russia e Iran per la costruzione di un nuovo ordine mondiale.

Con la “conquista democratica” di Cuba e la sconfitta elettorale di Maduro sembra che il democratico Obama sia riuscito ad esaudire i più vividi sogni conservatori di bandire il socialismo dalle Americhe considerate, per dirla con Monroe, il giardino di casa degli Usa

La Lucha sigue“, è dura, ma sigue.

Alberto Palladino

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1 commento

gianni correggiari 7 Dicembre 2015 - 1:31

alcune annotazioni sparse: 1) la crisi attuale viene da lontano, dalla stessa gestione di Chavez che ha preferito dare sussidi piuttosto che creare reali posti di lavoro attraverso investimenti produttivi, dunque Maduro ha semplicemente ereditato una bomba a tempo che è esplosa con la caduta del prezzo del greggio 2) il chavismo ha vissuto come parassita del boom petrolifero e ciò nonostante non è riuscito a dare una struttura decente al Paese 3) il Venezuela geopoliticamente senza Usa è rovinato, primo perché gli comprano il 40% del suo petrolio, secondo perché gli raffinano quella consistente percentuale di greggio che proviene dall’Orinoco e che necessita particolari tecniche che solo gli Usa possono assicurare (anche i cinesi ma sono un po’ lontani) 4) occorreva menzionare anche il tasso di omicidi tra i più alti del mondo (25mila all’anno, l’inflazione del 217%, la mancanza di prodotti di prima necessità, l’incapacità dello stato di dare una agricoltura che assicuri il mantenimento (cosa che in un paese del sudamerica è semplicemente vergognoso) nonostante le espropriazioni e magari il livello di corruzione dell’intero sistema politico e forse l’informazione sarebbe stata più corretta e comprensibile. Poi l’opposizione venezuelana sarà quel che sarà ma peggio della classe dirigente attuale non è.

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