Città del Vaticano, 26 giu – Una stretta di mano ha segnato l’incontro tra Emmanuel Macron e il Papa. La discesa del presidente francese a Roma, nel bel mezzo delle polemiche legate all’emergenza immigrazione, prevede una tappa in Vaticano, per farsi insignire del titolo di protocanonico d’onore del Capitolo lateranense.
Un titolo riconosciuto dai tempi dell’abiura del protestantesimo di Enrico VI a qualsiasi Capo di Stato francese, che contrasta però con lo spirito della legge del 1905 in base alla quale la Repubblica francese non riconosce né finanzia alcun culto religioso. Non a caso le polemiche non sono mancate, Oltralpe, nei confronti di Macron che ha accettato tale titolo. Dopotutto non va dimenticato che fu proprio il liceo gesuita dove studiò il giovinetto Macron il luogo dell’incontro con la futura moglie, Brigitte, all’epoca sua insegnante.
Oltre agli impegni vaticani, nessun altro incontro in agenda che preveda relazioni con i politici italiani. “Oggi c’è in visita a Roma quel gentiluomo di Macron, sarà sicuramente lui in grado di accogliere tutti quelli che scappano. Lui è buono, non è come noi”, ha dichiarato il ministro dell’Interno Matto Salvini. E ancora: “La Francia fino ad oggi ha parlato tanto ma ha combinato poco”. L’unico incontro romano di Macron oltre a quello con il Papa è stato quello con  delegazione della Comunità di Sant’Egidio, a Palazzo Farnese, poco prima di arrivare in Vaticano. Giusto il tempo di ricevere le giuste dritte, probabilmente, da un altro paladino del buonismo immigrazionista Andrea Riccardi, prima di andare a colloquio da Bergoglio.
Dopo l’incontro con la comunità di Sant’Egidio il suo presidente, Marco Impagliazzo, ha riferito che “Il presidente Macron ha menzionato i corridoi umanitari come un modello della politica di immigrazione legale, soprattutto per le persone che hanno bisogno di protezione umanitaria”.
Quel che è curioso è che l’incontro privato tra Bergoglio e Macron, durato una cinquantina di minuti. Un incontro insolitamente lungo, rispetto agli standard dei colloqui del Papa con i capi di Stato. Solo Obama si era intrattenuto più a lungo. Ed è stato caratterizzato da un clima amichevole, con tanto di abbraccio finale, nonostante le abissali differenze che separano i due. Paladino dell’immigrazionismo il primo, il re dei respingimenti l’altro. Una nota di colore, interpretabile come una frecciata dal Santo Padre al presidente francese, è stata data dal sacerdote della Segreteria di Stato Vaticana, incaricato di fare da interprete tra i due. Il Papa lo ha presentato al suo ospite affermando: “è stato molto tempo in Africa”. Quasi a voler ricordare il passato coloniale francese nel continente nero.
Macron incassa e passa oltre. Del resto quel che importa a lui è trovare una sponda in tema di immigrazione, per poter continuare a respingere i barconi carichi di immigrati, e lasciare all’Italia l’onere dell’accoglienza. Con l’avvallo del Papa che non perde occasione per ricordare i doveri cristiani, ma solo agli italiani.
Anna Pedri

6 Commenti

  1. Le mura vaticane hanno resistito pure oggi allo schifo di un papa comunistoide che incontra un pederastra con la cortese compagnia di una vetusta “premiere dame” de noialtri………un quadretto indegno di perbenisti del cazzo che sputano sentenze contro il popolo italico…….. Ignobili.

  2. Dalla foto Francesco sembra mostrare grande simpatia per una donna matura con figli che ha sedotto un minorenne di cui per di piu’ era insegnante.Ma Francesco è noto per essere a favore di omosessuali(chi sono io per giudicare i gay ha detto!!), divorziati ed immigrati illegali quindi niente di nuovo sotto al sole

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