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Roma, 14 ago – Allo smodato attivismo turco nel Mediterraneo (e non solo) dovrebbe rispondere quello italiano. E invece il lassismo del nostro ministero degli Esteri rischia di farci perdere ancor più terreno in un’area del mondo per noi da sempre fondamentale da un punto di vista strategico. Così, mentre Di Maio si trastulla sui social pubblicando selfie con Scanzi, la reazione alle mire di Erdogan arriva da Macron. Certo, che la Francia sia svelta ed efficace nel ritagliarsi un ruolo di primo piano nel Mare Nostrum non è una novità. Libia, su tutti, docet. Mestamente potremmo limitarci a constatare che Parigi ha una politica estera, un’intelligence collaudata che storicamente lavora per garantire gli interessi francesi e una mentalità lungimirante. Noi no, o quantomeno tutte queste prerogative in Italia sono residuali. E anche in questo caso, purtroppo, nihil sub sole novum.

La Francia si muove

Il problema è che adesso rischiamo di mandare in fumo anche quei piccoli risultati ottenuti negli anni, da governi che pur senza grandi sussulti non avevano perso di vista i nostri obiettivi e non avevano del tutto abdicato ad ambizioni egemoniche. Dunque, dicevamo, mentre l’Italia resta immobile, la Francia corre. E lo fa rafforzando la propria presenza militare in particolare nel Mediterraneo orientale, in cui ha inviato due caccia Rafale e due navi da guerra, a tutela in apparenza soltanto degli interessi greci per i giacimenti di gas e di fatto per contrastare la Turchia. L’iniziativa non è neppure portata avanti sottotraccia, visto che è stata annunciata dal ministero della Difesa transalpino.

Tra Grecia e Turchia

Dichiarazioni seguite poi dalla telefonata tra il presidente francese Macron e il premier greco Mitsotakis. Il leader dell’Eliseo ha denunciato “le decisioni unilaterali della Turchia in materia di esplorazioni petrolifere” e ha lanciato un appello al “dialogo tra Paesi vicini e alleati in seno alla Nato”. Il plauso all’iniziativa di Parigi da parte del primo ministro greco non è tardato ad arrivare: “Emmanuel Macron è un vero amico della Grecia ma anche un ardente difensore dei valori europei e del diritto internazionale”, ha scritto Mitsotakis su Twitter. Il tutto dopo il dispiegamento da parte del governo turco di una nave da ricerca sismica (scortata tra l’altro da unità militari) nel sud-est del mare Egeo, area stracolma di gas in cui da tempo è in atto un braccio di ferro tra Ankara e Atene. Tensione oltretutto sempre più alta dopo lo scontro navale avvenuto oggi nelle acque a est di Rodi. Tutto qua? Niente affatto perché Macron, sempre in chiave anti-Erdogan, ha inviato due Mirage a Cipro e punta a vendere due fregate Bellra alla Grecia.

Una partita (anche) europea

E’ in atto insomma un “grande gioco” a cavallo tra la Grecia e il Medio Oriente, dove sempre il presidente francese ha bruciato tutti garantendo massimo supporto al Libano all’indomani della drammatica esplosione avvenuta a Beirut. In ballo però c’è anche una sorta di primato europeo in una partita a due. A giocarsi lo scettro del potere sono infatti Germania e Francia. Quest’ultima al momento ha scavalcato la prima anche nelle relazioni diplomatiche con la Grecia. Un punto per Parigi dunque, ma il match non è certo concluso. Lo è forse soltanto per noi, incapaci al momento di ritagliarci anche semplicemente un ruolo di outsider. Ma vallo a spiegare a Di Maio.

Eugenio Palazzini

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