Città del Messico, 7 giu – Il Messico ha annunciato che il dispiegamento di 6.000 uomini della Guardia nazionale lungo il confine meridionale, quello con il Guatemala, schierati per impedire agli immigrati clandestini di oltrepassarlo e arrivare negli Usa: manovra finalizzata ad evitare i dazi minacciati dal presidente Donald Trump come deterrente per le polemiche migratorie.

I colloqui di Washington

L’atto di “forza” arriva dopo l’ultimatum di Donald Trump, che ha concesso tempo fino a lunedì al presidente Andrés Manuel López Obrador per cercare di bloccare i flussi migratori verso gli Stati Uniti. La “punizione” per il governo messicano si realizzerebbe sotto forma di  dazi sui beni importati dagli Usa: questo peserebbe in maniera esponenziale sulla già provata economia messicana. La promessa di fare da “scudo” all’immigrazione verso gli Stati Uniti è stata fatta nei colloqui che si sono tenuti a Washington tra funzionari americani e statunitensi.

Il Messico corre ai ripari


Il ministero degli Esteri messicano Marcelo Ebrard, capo della diplomazia messicana, prende questa decisione per mandare un ulteriore segnale distensivo nei confronti degli Stati Uniti, come il congelamento di 26 conti bancari riconducibili al traffico di migranti, l’arresto di molti attivisti impegnati sul fronte della libera immigrazione e il licenziamento di 100 lavoratori honduregni irregolari.  Tuttavia, tutte queste offerte di “amicizia” da parte del governo del Messico nei confronti degli esacerbati Stati Uniti di Donald Trump non hanno ancora, per il momento, scongiurato l’eventualità per il governo a stelle strisce di ricorrere ad altri tipi di sanzioni (non necessariamente dazi). Trump starebbe progettando di dichiarare nuovamente emergenza nazionale per bypassare le misure prese dal governo del Messico.

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