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Città del Messico, 7 sett – Ormai il navigatore Cristoforo Colombo è una vergogna da nascondere, e così anche il monumento che da 143 anni era saldo a Città del Messico ora sparirà.



Colombo e il Messico

La statua a Città del Messio di Cristoforo Colombo ha campeggiato per 143 anni su una rotonda del Paseo de la Reforma. Il sindaco della capitale messicana, Claudia Sheinbaum, ha annunciato durante il fine settimana la decisione di rimuoverla per sempre, precisando che, in concomitanza con la giornata internazionale delle donne indigene, la statua  sarà sostituita da quella di un personaggio femminile della civilizzazione olmeca. La Sheinbaum ha giustificato la scelta della nuova statua con “la rivendicazione delle donne indigene e di ciò che rappresentano nella nostra storia”. Per lei è il  “miglior tributo che possiamo fare alle donne del Messico, alle donne indigene”.

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Una statua di 143 anni

La statua di Colombo, opera dello scultore francese Charles Cordier, fu collocata nel 1877 sul Paseo de la Reforma. Sarà pra portata nel Parque Ame’rica del quartiere di Polanco. “Si tratta” dice il sindaco “di un luogo dignitoso e autorizzato dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH)”. Al posto del Columbus Day, il 12 ottobre il Messico osserva ormai da anni il Dia de la Raza, una festa che celebra “il patrimonio misto indigeno ed europeo del Messico”.

Meglio una donna indigena

Lo scultore Pedro Reyes creerà una statua di una donna olmeca.”È molto importante dedicare un monumento alle donne indigene e alla Terra, perché se qualcuno può insegnarci come prenderci cura di questo pianeta, sono i nostri popoli nativi, ed è proprio questo che dobbiamo imparare di nuovo”, ha detto lo scultore in una dichiarazione riportata dal quotidiano messicano El Universal. Colombo e le sue statue sono anche state vittime predilette del movimento Black Lives Matter, e ogni 12 ottobre in Messico, anche se non si celebra ufficialmete il Columbus day, i nativi si ritrovano davanti alla statua per denunciare i crimini coloniali.

Ilaria Paoletti

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