Roma, 9 giu – Mosca rinnova il sì al corridoio del grano dall’Ucraina, come riporta l’Ansa. Ma, come previsto, mette sul piatto le condizioni per concederlo.

Mosca e lo strumento del corridoio del grano

Come avevamo ampiamente sottolineato nei giorni scorsi, il favore di Mosca al cosiddetto “corridoio del grano” non poteva che essere condizionato da elementi di trattativa che il Cremlino considera cruciali. Su tutti, quello delle sanzioni occidentali. Mentre si sottolineava da più parti il ruolo di Ankara nella mediazione, noi ci limitavamo a ricordare l’estrema difficoltà di realizzazione pratica dell’accordo, proprio in virtù delle richieste del governo russo e – dall’altro lato – della mancata disponibilità ad assecondarle.

Adesso, quelle richieste vengono ribadite al tavolo delle trattative. Un tavolo, ancora una volta, turco, ma poco cambia. Le ripete il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, nel corso della visita in Turchia. Lavrov promette che lo sminamento delle acque davanti alle coste del mar Nero non verrebbe intralciato da Mosca: “Queste sono le garanzie del presidente della Russia e siamo pronti a formalizzarle in un modo o nell’altro”. Poi la richiesta, esplicita e diretta, inerente un allentamento delle sanzioni.

Tutto – purtroppo – come previsto

Tutto prevedibile. Sì alla fuoriuscita del grano, ma via o quanto meno allentamento delle sanzioni. La sintesi, finale e logica, non poteva che essere questa. E, purtroppo, da parte ucraina, la disponibilità ad accontentare la richiesta si misura dalle parole del presidente della Rada ucraina Ruslan Stefanchiuk, che ne ha discusso di fronte al Parlamento europeo : “La Russia continua la propria guerra anche oltre le frontiere ucraine attraverso le menzogne. Dice di voler impedire una carestia globale ma ruba le riserve di grano. E noi stiamo avviando una contro iniziativa della verità. La Russia non rispetta alcuna legge o convenzione di guerra e chiameremo i responsabili con il loro nome”. Insomma, ci sono uno schema e un piano per consentire le esportazioni, ma non c’è alcuna base per un accordo tra le parti, almeno al momento.

Stelio Fergola

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