Roma, 10 gen — Nei magazzini Amazon il rispetto delle tabelle di marcia ha la priorità rispetto alla dignità di un uomo appena deceduto? Muore d’infarto nel magazzino Amazon dove lavorava, ma i responsabili coprono la zona dove si trova il cadavere con dei cartoni per evitare di sospendere l’attività lavorativa degli operai: il fatto, che ha mandato su tutte le furie i dipendenti, è accaduto il 27 dicembre scorso a Colorado Springs, nello Stato Usa del Colorado.

Muore nel magazzino Amazon, i responsabili nascondono il cadavere

Il deceduto, il 61enne Rick Jacobs, si è accasciato nel magazzino Amazon pochi attimi prima del cambio di turno. Resisi conto dell’accaduto, i responsabili presenti avrebbero circoscritto il luogo dove giaceva il cadavere di Jacobs con alcuni cartoni per nasconderlo alla vista degli spedizionieri e di chiunque fosse presente, per scongiurare lo stop dell’attività lavorativa. Il tutto è accaduto all’insaputa degli altri dipendenti, che non si sono accorti di nulla. Stando invece alla versione fornita dall’azienda, i capiturno avrebbero circondato l’area con i contenitori di cartone «per tutelare la privacy» del defunto.

Un problema di rispetto

Amazon, dunque, respinge al mittente le accuse per bocca di un portavoce che, riferisce il Guardian, dichiara che le leggi Hipaa (Health Insurance Portability and Accountability Act) «impediscono di rivelare dettagli su incidenti di questo tipo». Di diverso avviso sono i dipendenti, secondo i quali il problema non è la privacy ma il rispetto per i propri dipendenti che avrebbero lavorato ignari della presenza del cadavere. Nemmeno l’operaio arrivato per coprire il turno successivo a quello di Jacobs era stato informato. «Scoprire cosa era successo dopo essere passato di lì mi ha fatto sentire molto a disagio, perché in questa struttura c’è una palese mancanza di rispetto per le emozioni umane», ha spiegato un dipendente.

«Il turno diurno arriva alle 7.00 o alle 7.30 del mattino e non siamo mai stati informati fino a quando non siamo arrivati nel luogo in cui si era verificato il fatto. Nessun avviso prima di entrare nell’edificio. Nessun consulente in loco. Semplicemente un volantino distribuito giorni dopo che ci informava di come ricevere una consulenza sulla salute mentale», ha aggiunto un altro, mentre una terza dipendente si sfoga così: «Mi sono subito arrabbiata per il fatto che tutto funziona come al solito mentre c’è un essere umano che giace morto nell’area di uscita. E io devo venirlo a sapere in sala relax. Mi ha fatto arrabbiare il fatto che pensino che le nostre vite non siano importanti, che mi spazzino via per far uscire un pacco».

Cristina Gauri

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