Il Primato Nazionale mensile in edicola

ObamaWashington, 29 dic – Non sappiamo ancora come potrà essere l’operato dell’amministrazione Trump, al di là dei proclami fatti in campagna elettorale e delle parole profuse successivamente, quel che conta sono sempre i fatti, ma una cosa è certa: difficile fare peggio di Obama. Il presidente uscente non solo ha fallito su tutti i fronti (politica interna con la middle class che, tradita, gli ha voltato le spalle; politica estera con i fallimentari esperimenti delle primavere arabe, la destabilizzazione della Libia e la sconfitta in Siria), ma sta concludendo il suo mandato nel peggiore dei modi.

Pur di mettere in difficoltà Trump, che lo ricordiamo riceverà il passaggio di consegne il 20 di gennaio, sta facendo di tutto. L’ultima in ordine di tempo è la minaccia di nuove sanzioni alla Russia per comprovata manipolazione delle elezioni presidenziali statunitensi. Se il Congresso dovesse approvarle si andrebbero ad aggiungere alle precedenti, ma cosa ancor più grave, sarebbero difficili da smantellare dalla prossima amministrazione in virtù di uno studio che dichiarerà il sistema elettorale degli Stati Uniti parte integrante dell’infrastruttura critica nazionale. Ovvio a questo punto poter pensare che se si dovesse arrivare a quanto voluto da Obama i rischi per Trump sarebbero tanti: in primis la conseguenza che se le accuse di manipolazione delle elezioni da parte dei russi fossero approvate dal Congresso, le stesse elezioni presidenziali siano state falsate.

Mosse disperate e indispettite quelle di Obama a fronte di innumerevoli fallimenti. L’ultimo in ordine di tempo è la Siria. Per la prima volta dal dopoguerra ci saranno dei negoziati di pace senza la presenza degli Stati Uniti. A metà gennaio, difatti, si svolgerà ad Astana, capitale del Kazakistan, l’incontro tra i rappresentanti di Turchia, Russia e Iran per discutere della cessazione delle ostilità in Siria. Il presidente russo Vladimir Putin ha riferito alla stampa che i leader di Turchia e Iran hanno concordato che i prossimi colloqui di pace sulla Siria vengano tenuti nella capitale del Kazakhstan, Astana, aggiungendo che anche il presidente siriano Bashar al Assad aveva accettato la proposta. Lecito pensare che la ricostruzione della Siria non vedrà nessuna azienda europea o statunitense premiata. Ma soprattutto che nessun barile di petrolio o metro cubo di gas uscirà dalla Siria senza l’approvazione di Mosca.

Obama incassa e se ne esce con la coda in mezzo alle gambe. Figurativamente parlando, ci mancherebbe, ma non è quel presidente sorridente e perfetto che i media continuano a mostrarci. Del quadretto familiare natalizio degli Obama che ha, come di consueto, manipolato l’opinione pubblica italiana e non solo, non ci interessa nulla. I valori di un uomo e dell’operato della sua amministrazione si misurano in altra maniera. D’altro canto non sono mancati gli attestati di “rispetto e timore” nei confronti di un presidente statunitense, Obama appunto, più che mai perdente. Erdogan qualche giorno fa se ne è uscito con l’accusa che, parole testuali: “Ho le prove che la coalizione guidata dagli Stati Uniti in Siria aiuta gruppi terroristici come l’Isis“. Mentre il presidente delle Filippine Duterte in conferenza stampa, senza timore, lo ha così apostrofato: “Figlio di puttana te la farò pagare“. Niente male per chi dovrebbe incarnare lo spirito della nazione più potente al mondo.

Giuseppe Maneggio

 

 

1 commento

Commenta