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Povero Omran, sfruttato senza ritegno dai suoi stessi carnefici

by Adriano Scianca
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omar-0089Roma, 19 ago – È scampato all’orrore di un bombardamento, ma il piccolo Omran non riuscirà a sottrarsi al sacrificio umano imposto dai media occidentali. Hanno bisogno di lui, dei suoi occhi assenti, del suo volto spaventato, della sua raggelante catatonia. Ne hanno bisogno per puntellare quel terrore che sta cedendo. Non frega più niente a nessuno, della Siria, e fra quei pochi che se ne interessano ormai quasi nessuno ha ancora il coraggio di dipingere uno scontro tra forze democratiche e un regime sanguinario. Serviva un coniglio da estrarre dal cilindro. E allora ci hanno dato Omran.

La sua sarà la nuova “foto che commuove il web”. In un mondo gonfio di empatia e di stupidità, quel faccino terrorizzato serve ad azzerare la riflessione. Non è il primo bambino vittima della guerra siriana. Non è neanche quello che se la passa peggio, dato che, apparentemente, un terribile choc e qualche ferita superficiale sono tutto ciò che si porta appresso. Non è poco, ma nell’inferno siriano, nella terra un tempo laica e progredita caduta in mano a tagliagole psicopatici, forse si può azzardare che Omran sia persino “fortunato”, sia detto con tutte le cautele del caso. Ma le immagini degli altri bambini non fanno notizia.

Ce ne sono, si badi. Su siti e pagine social di chi sia impegnato per far emergere la verità sul conflitto siriano se ne vedono ogni giorno: corpi maciullati, torturati, decapitati. Di uomini, donne, bambini. Questo quotidiano on line le rilancia solo in rari casi, per non cedere alla pornografia del dolore. Preoccupazione che, evidentemente, i media occidentali non hanno. Perché, sapete che c’è? In Siria i cattivi (che per i media occidentali sono i buoni) stanno perdendo. Quelli che hanno voluto, organizzato, combattuto questa guerra infame le stanno prendendo. Omran avrebbe potuto avere una vita normale, giocare e andare a scuola, in istituti di livello incomparabile rispetto a tanti altri Paesi della regione. E se non ha potuto farlo, è stato per colpa dei paladini dell’Occidente. Che ora, però, stanno arretrando. E questo è intollerabile.

Bisogna allora commuovere di nuovo le folle. E allora ecco a cosa serve Omran: a convincere gli occidentali che i responsabili del caos siriano, e quindi del destino di Omran stesso, non devono perdere. O almeno non devono perdere per intero, perché forse all’Occidente un bel pareggio, una situazione resa ingovernabile, con un Assad depotenziato e i terroristi che vincono ma non stravincono, va più che bene. Stiamo giocando sulla pelle di un popolo. Stiamo giocando sulla pelle di Omran. Proprio noi, che ci commuoviamo per il buio calato sui suoi occhi.

Adriano Scianca

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3 comments

Alessandro Maurizi 19 Agosto 2016 - 12:41

il ricordo non può che andare alla foto di Tsavi Nussbaum

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Dino Rossi 19 Agosto 2016 - 2:51

La guerra è terribile morte e distruzione, i civili non sono risparmiati, anzi , spesso sono ostaggi e scudo per i terroristi.
Ma la guerra inevitabilmente finisce e se come spero prevarrà l’esercito lealista, quali tra i potenti occidentali avrà il coraggio o la sfrontatezza di guardare in faccia un siriano?
Chi pagara’ per i danni di guerra voluta da potenze straniere? Chi restituirà alla Siria ed al suo Popolo ciò che è andato irrimediabilmente perduto? Altro che i pipponi dell’inutile ONU o della UE ne tanto meno i cani della CIA che hanno armato e supportato i tagliagole islamisti. VERGOGNA ed INFAMIA su chi ha finto di non vedere di non capire, solo per calcolo ed interesse solo per sembrare una Nazione che non cedeva alla prepotenza della finanza mondialista. Onore al Popolo siriano al suo esercito ed al suo Presidente Assad che non ha abbandonato il suo posto.

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Luca 19 Agosto 2016 - 11:12

Più passa il tempo è più è evidente che la recente guerra per procura, vergognosamente definita “soft”, degli americani, è tanto infame quanto quella diretta ed esplicita di Bush Sr e Bush Jr. E’ assurdo che la vittoria nella II Guerra Mondiale costituisca un esenzione da responsabilità per crimini così evidenti.

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