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Tsipras, il paladino dell’antiausterità ridotto a fare il passacarte di Bruxelles

Atene, 7 dic – Càpita spesso di vedere, nei convertiti, forme di fondamentalismo. Succede quando si cambia religione, quando si cambia idea: si diventa estremisti del nuovo approdo. Senza voler scomodare analisi psicologiche, sembra che Tsipras non faccia eccezione. Da paladino dell’antiausterità, emblema de “L’altra Europa” – come recitava il movimento continentale sorto in suo appoggio alle europee 2014 – a rigorista indaffarato a rispettare senza alcuno sgarro le imposizioni che provengono da Bruxelles.

La metamorfosi del giovane e pettinato leader lo ha portato così, prima, a disconoscere l’esito del referendum da lui stesso indetto, poi a cacciare quel Varoufakis posto al timone dell’economia ma che stava ormai sfuggendo di mano nella sua corsa in avanti e al di fuori dell’eurozona, infine ad accettare supinamente tutte le direttive della Commissione Europea.

La finanziaria 2016, appena licenziata dal parlamento, non fa eccezione. I maligni dicono che sia stata vergata di proprio pugno da Jean-Claude Juncker e poi passata, per informale approvazione, alla camera che affaccia su piazza Syntagma. Esagerano, ma visti i contenuti della manovra la battuta è drammaticamente verosimile.

Perché sì, laddove non sono riusciti nemmeno ad arrivare nè Papandreou, né Papademos e nemmeno Samaras è dovuto intervenire, infine, Alexis Tsipras. Con 2.5 miliardi di tagli e 3.2 miliardi di nuove entrate, la finanziaria che doveva essere dell’uscita dalla crisi sarà in realtà una delle più dure. Fra i tagli troviamo infatti, ad esempio, l’ennesima riforma (peggiorativa, nonostante il leader di Syriza si fosse frapposto più volte) delle pensioni, mentre dal lato delle entrate sono già in rampa di lancio nuove tasse destinate a deprimere ancora di più la condizione dell’economia ellenica.

E infatti, nonostante anni di austerità, la Grecia continua ad affondare. L’anno scorso si era parlato di Pil in ripresa, ma già da quest’anno le cifre son tornare di nuovo in negativo. Ammesso che si trattati – per inciso – di numeri affidabili, dato che dal -2.3% delle previsioni di gennaio si è passati allo 0% di questi mesi: una variazione troppo grande per non comprendere degli errori, da parte o dall’altra. Per l’anno nuovo le stime sono ancora sottozero: -0.7% la valutazione “conservativa” preliminare, mentre il debito continuerà a salire fino al 187.8%, con la disoccupazione incapace di schiodarsi dal 25%. Con l’anno nuovo, inoltre, il governo sarà chiamato ai lavori sul salvataggio delle banche e il piano di privatizzazioni.

La situazione della Grecia è, dunque, stabile nella sua drammatica criticità. E non saranno, nonostante l’accanimento terapeutico, misure di ulteriore austerity – che non han funzionato sino ad ora – a risollevare le sorti della penisola. Ad esserne convinta è, fra gli altri, anche una discreta parte della maggioranza di governo ormai alle prese con continue defezioni. La tornata elettorale di settembre sembrava aver confermato Tsipras, che ha ben sfruttato l’elevata astensione, in sella. Ora gli scranni cominciano però a traballare: la finanziaria è stata approvata con 153 voti su 300, con l’accoppiata Syriza-Anel che in meno di tre mesi ha perso due seggi della già risicata maggioranza.

Filippo Burla

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