putin_areonauticaRoma, 31 dic – Il 2015 è stato senza dubbio anche l’anno di Vladimir Putin. Il protagonismo internazionale del leader russo non nasce oggi, ovviamente, ma solo negli ultimi tempi egli è apparso come l’attore principale su una serie di scacchieri cruciali, anche più del suo apparentemente titubante omologo americano. Questo ha logicamente fatto sì che anche la Putin-mania esplodesse in maniera pressoché incontrollata.

Da un punto di vista sociologico, la capacità dell’inquilino del Cremlino di creare un immaginario pop è davvero interessante: finora solo i presidenti statunitensi, aiutati dalla gigantesca macchina mediatica americana, erano riusciti a suscitare interesse extra-politico a tali livelli. Da un punto di vista politico, invece, bisogna stare attenti a non scambiare i propri desideri per la realtà. Che è esattamente quello che fanno i putiniani di casa nostra: chi odia Israele immagina un Putin anti-sionista, chi non sopporta i musulmani vede un Putin anti-islamico, chi sta in fissa con la questione dei Marò è stra-convinto che la vicenda dei due fucilieri di marina sia la priorità da risolvere al Cremlino. Per i berlusconiani Putin è un Berlusconi non sconfitto da magistratura e mercati, per i comunisti è la reincarnazione di Stalin, per i fascisti è il vendicatore della sconfitta del ’45. Un Putin fai da te, insomma.

Va da sé che attribuire alla realtà i caratteri che vorremmo che essa avesse è il modo migliore per imbarcare una fregatura dietro l’altra. Insomma, compriamo il Putin anti-sionista nel parcheggio di un Autogrill e poi a casa ci accorgiamo che nella scatola c’è un mattone. Discorso a parte andrebbe poi fatto per il mondo neofascista, che quando apprezza qualcuno – anche a ragione – non può evitare di attribuirgli connotazioni a sua volta fascistoidi. Se non che Putin non cessa di dare smentite in questo senso, non solo apparentando l’Isis al nazismo (mossa comunicativa scontata), non solo ricordando a ogni pie’ sospinto la resistenza russa al nazifascismo (episodio già più controverso ma che comunque è molto sentito in patria), ma anche lanciando crociate qui e ora contro i movimenti neofascisti in patria e nel resto d’Europa. Ovviamente chi non ha mai preso Putin per fascista non ha da preoccuparsi granché per i primi due punti, mentre il terzo è semplicemente una mossa stupida da parte del Cremlino, che finisce per allinearsi al conformismo culturale internazionale che però ha proprio Putin tra i nemici principali nell’oggi.

Come rapportarsi allora al presidente russo in maniera ragionevole, ovvero con atteggiamento politico concreto e lucido? Tanto per cominciare bisognerebbe fissare dei punti.

● Putin è un politico e ragiona in modo politico, ovvero facendo alleanze per interesse e non per ideologia. Men che mai per la vostra ideologia. Non combatte battaglie idealistiche e non ha “protetti” che non possano essere sacrificati. Se si trattasse di arrivare a un obbiettivo alleandosi con il diavolo, lo farebbe. Meglio ancora se contemporaneamente potesse allearsi anche con gli angeli.

● Putin ha, inspiegabilmente, la fama dell’uomo sin troppo risoluto, di colui che, subito un torto, non sente ragioni e spiana nazioni intere. Ovviamente non è e non potrebbe essere così. Putin, al contrario, è un politico machiavellico, che tesse la sua trama a forza di compromessi, alleanze, lavoro diplomatico, affari strategici, molto più spesso aggirando l’ostacolo che facendolo saltare in aria. È più furbo che spaccone.

● Putin vuole rafforzare le sue posizioni e i suoi interessi nel quadro geopolitico dato e non trasformarlo radicalmente. Vuole puntellare zone d’influenza e difendere siti strategici, ma non è affatto fra i suoi obbiettivi quello di far saltare il banco. È forse nei suoi sogni, ma non nella sua agenda, almeno per ora e per un sacco di tempo ancora. Egli è sicuramente l’unico contrappeso all’egemonia globale americana. Ma i contrappesi sono finalizzati a trovare un equilibrio, non a rovesciare il tavolo.

Tutto ciò, del resto, non deve indurci all’atteggiamento opposto all’idealizzazione. Ovvero alla notte in cui tutte le vacche sono grigie e quindi tutti gli statisti sono uguali, uno vale l’altro, e in fondo Putin è come Obama. Ovviamente non è così. Obama è un serial killer, Putin è uno statista. E non può certo essere ascritto a suo demerito il fatto di non aver lanciato contro Washington una terza guerra mondiale che, in ogni caso, non avrebbe potuto vincere. La tenacia con cui il presidente russo si è sistematicamente scontrato con Soros e sodali basterebbe da sola a rendere merito all’inquilino del Cremlino. Inoltre la geografia non è un’opinione, e resta quindi il fatto che tra noi e Mosca non c’è un oceano. In Siria, per esempio, è pur vero che ognuno gioca la sua partita, è pur vero che esistono doppi, tripli e quadrupli giochi, è pur vero che la volontà russa di difendere Assad va verificata sul lungo periodo alla prova dei fatti. Ma non tutti gli attori su quello scacchiere si equivalgono. La Russia, sia pure per calcoli suoi e con mire non sempre decifrabili, sta dalla parte giusta. Gli Usa no.

Potremmo quindi dire che, nonostante tutto, non si può non stare con Putin. Ma questo significa ancora essere “tifosi”. In che senso noi (chi scrive e voi che leggete) possiamo “stare con Putin”? Lanciando cori dalle gradinate da cui assistiamo impotenti alla politica internazionale? La verità è che per potersi relazionare in un modo qualsiasi con un soggetto politico, nazionale o mondiale, bisogna prima esistere. L’Unione europea non esiste, l’Italia esiste come fantasma di se stessa. È quindi da qui che bisogna ripartire, prima di fare voli pindarici sulla piattaforma del Risiko.

Se noi esistessimo, l’asse di quell’equilibrio che Putin ricerca potrebbe spostarsi pian piano al di qua dell’Atlantico. E solo allora sarebbe ipotizzabile un lavoro autenticamente nazionalrivoluzionario con reali speranze di riuscita. Nel frattempo, politicamente e culturalmente, a livello di contro-informazione e di influenza politica nazionale, tutto va comunque fatto per spiegare le ragioni della Russia. L’importante è non aspettare che Mosca sollevi al posto nostro la spada che noi abbiamo rifiutato di impugnare. Se riuscissimo a fare questo, sarebbe già un punto di partenza ragionevole.

Adriano Scianca

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Commenti

commenti

4 Commenti

  1. Adriano Scianca sempre puntuale. Decisamente reale il pezzo in oggetto
    Colgo la occasione per porle gli auguri di un sereno anno ed anche alla redazione tutta
    Un augurio che il paese dove vivo spero ritorni Italia
    Buon lavoro

  2. Riflessione speculare alla realtà. Putin è un russo ortodosso, lo è sempre stato anche ai tempi del KGB. Un uomo che ama la sua terra e il suo popolo più di se stesso e le sue azioni ne sono una conseguenza. Questo basta e avanza. Non a livello ideologico-politico ma a livello spirituale è un Duce.

  3. Ed è proprio lì che bisogna battere, sull’INFORMAZIONE: nessuno dei nostri gloriosi Tg, parlando delle sanzioni alla Russia, si è mai domandato come mai i missili sovietici non potevano stare a Cuba, ma i missili Usa possono benissimo stare sul Baltico, in Polonia e, tra un po’, anche in Ucraina? vivere in Europa e pretendere di non essere influenzati dalla propaganda americana è come camminare sotto un temporale e pretendere di restare asciutti

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