Roma, 9 lug – Se l’aumento dei prezzi del petrolio sta creando problemi a tanti Paesi, c’è chi invece sta traendo vantaggio da questa situazione utilizzando in maniera costruttiva l’aumento delle entrate. Un caso degno di nota è senz’altro quello dell’Angola. Il secondo produttore africano di petrolio ha visto infatti le sue entrate aumentare da 1,4 miliardi di dollari ad aprile a 2,1 miliardi nel mese di maggio, con il governo di Luanda che ha deciso di usare queste maggiori entrate per ripagare in anticipo il debito estero contratto con la Cina.

Petrolio, così l’Angola ripaga il debito con la Cina

Nel 2020 l’Angola ha ottenuto dalla Cina una moratoria di tre anni sul pagamento del debito che sarebbe ripreso nel 2023, ma adesso il governo angolano ha deciso di ripagare quanto dovuto con 18 mesi di anticipo riducendo il debito da 22 miliardi di dollari a 21,4 miliardi nel primo trimestre del 2022. Al momento non è chiaro quanto sia stato ripagato nel secondo trimestre del 2022, ma secondo alcuni osservatori il declino delle riserve di valuta pregiata che ora ammontano a 13,7 miliardi di dollari dimostra che il governo ha aumentato il valore del debito pagato alla Cina.

Tra il 2000 e il 2020 l’Angola ha contratto un debito con la Cina per un valore di 42,6 miliardi di dollari, ma parte di questo è stato ripagato fornendo direttamente petrolio alla Cina. Tuttavia il crollo del prezzo dell’oro nero nel 2020 – in aggiunta alla recessione causata dal Covid – ha spinto l’Angola a chiedere alla Cina di rinegoziare il debito e le autorità cinesi hanno concesso una moratoria di tre anni.

I pagamenti sarebbero dovuti iniziare a giugno del 2023, ma adesso il rafforzamento della valuta angolana assieme alle maggiori entrate petrolifere ha spinto il governo di Luanda a anticipare la restituzione di questo debito, risparmiando così sugli interessi. Certamente questa decisione è sensata a priori, per quanto di mezzo vi sia anche una questione di convenienza politica. Ad agosto il presidente angolano, Joao Lourenco, cercherà di essere rieletto e la riduzione del debito estero con la Cina è qualcosa che gli elettori potrebbero apprezzare molto.

Giuseppe De Santis

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