Iglesias Podemos
Pablo Iglesias, leader di Podemos

Madrid, 4 dic – Sono in arrivo suicidi di massa nella sinistra italiana. Dopo essersi presentati come gli Tsipras italiani e aver assistito al naufragio del politico greco, la triste sorte del modello da esportare era toccata agli spagnoli di Podemos. Ma evidentemente Civati & co. portano male, perché anche il movimento spagnolo non se la passa poi tanto bene.

A due settimane dal voto spagnolo, i sondaggi vedono i “grillini di Spagna”, solo pochi mesi fa davanti a tutti nei sondaggi, come quarta forza con solo il 9,1% dei consensi (15,7 sommando anche le liste collegate presentate a Barcellona, Valencia e in altre parti del Paese). Non pochissimo in assoluto, ma, come tutti i partiti contestatari e mediatici, l’impressione è che Podemos riesca a trovare una sua dimensione solo se resta sulla cresta dell’onda.

Fondato il 17 gennaio 2014 da alcuni attivisti di estrema sinistra legati agli Indignados, Podemos si è presentato quindi per la prima volta alle elezioni europee del 2014, ottenendo a sorpresa l’8% dei voti (quarto partito spagnolo) ed eleggendo cinque eurodeputati. A marzo 2015 si sono svolte le regionali in Andalusia, e qui Podemos col 15% è diventato il terzo partito. Alle amministrative del 2015 le candidate di Podemos a Madrid e a Barcellona sono state addirittura elette sindaco.

Il flop di Podemos è soprattutto il flop del suo leader, il carismatico e un po’ cialtrone Pablo Iglesias, che a molti spagnoli comincia a ricordare più un rappresentante d’istituto dalla parlantina sciolta che un politico da prendere seriamente in considerazione. Iglesias ha personalmente l’approvazione solo del 30% degli spagnoli, ma è anche il leader con il più alto tasso di disapprovazione: il restante 70% lo giudica molto severamente. Del resto i suoi ondeggiamenti ideologici hanno fatto in modo di scontentare il suo elettorato storico senza convincerne uno nuovo.

Chiosa il Corriere della Sera: “Non parla più di uscire dalla Nato, di nazionalizzare ‘le imprese strategiche’, di ristrutturare – cioè non pagare – il debito pubblico, di riportare la pensione a sessant’anni. Non dice più che Felipe VI ‘ha l’unico merito di essere il figlio di un monarca scelto da un dittatore’; rimbrotta il sindaco di Barcellona Ada Colau che vuol togliere i ritratti del nuovo re. Fa dire ai suoi che non saranno toccate né le basi militari, né l’ora di religione. Elogia l’esercito baluardo della nazione, e i poliziotti ansiosi ‘di arrestare i banchieri ladri’”.

Se Podemos cala, chi guadagna? Il solito Rajoy. Con il 28,6 per cento dei consensi, il suo Partito popolare si conferma prima formazione politica spagnola. Secondo si piazza il Psoe, con il 20,8%, ma terzo è un potenziale alleato dei popolari, ovvero il movimento centrista di Ciudadanos, in crescita costante con il 19 per cento dei consensi.

Giorgio Nigra

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