Roma, 04 dic – La Banca d’Italia ha appena rilasciato il proprio rapporto annuale sulla ricchezza delle famiglie, aggiornato al 2014.


Il quadro che ne emerge è sconfortante, sia nel breve periodo dal 2012 al 2014, sia nel lungo periodo: si stava meglio 30 anni fa, e nell’ultimo triennio la situazione è soltanto peggiorata.

Se è vero che nel 2014 il reddito familiare netto medio – pari a circa 30.500 euro annui – ha arrestato la caduta osservata soprattutto tra 2008 e 2012, questo è dovuto al fatto che per la prima volta da quasi quarant’anni i nuclei familiari si sono ingranditi per effetto dell’impossibilità dei giovani e giovanissimi di “farsi una famiglia”. I bamboccioni di Padoa Schioppa, insomma, solo che nel tempo si è scoperto che è stata la crisi economica a renderli tali. Nonché la forse ancora più drammatica crisi formativa, aggiungeremo.

Di conseguenza, se il reddito dei nuclei familiari si è per così dire “assestato”, il reddito equivalente – misura del livello di benessere individuale – è ancora diminuito.

È parimenti aumentata la percentuale di individui a basso reddito (meno del 60% del reddito mediano, ossia 16mila euro): da 19,6% nel 2006 a 20,6% nel 2012, quindi 22,3% nel 2014, con particolare incidenza tra i lavoratori (età fino a 54 anni) e meno tra gli anziani che godono di pensioni relativamente stabili. Ben poco è servito, invece, il fin troppo famoso bonus elettorale di 80 euro, distribuito nel modo più inefficiente possibile, se non a peggiorare i conti pubblici.

Va ancora peggio sul versante della ricchezza netta familiare media, ossia i patrimoni delle famiglie italiane, soprattutto a danno del ceto medio e dei più abbienti, in quanto legato per lo più al crollo del valore degli immobili, dalla prima casa che costituisce la grande maggioranza del patrimonio familiare alle altre proprietà immobiliari sia residenziali che commerciali. Come del resto anticipammo mesi fa su queste colonne.

Tra il 2012 e il 2014, infatti, la ricchezza netta familiare media è scesa in termini reali dell’11 per cento, per effetto di una significativa diminuzione tra le famiglie più abbienti (-15 per cento nel quinto più alto).

Tendenze del reddito medio familiare e del reddito equivalente (individuale)
Tendenze (negative) del reddito medio familiare e del reddito equivalente (individuale)

L’apparente controtendenza del patrimonio delle famiglie meno abbienti, quelle collocate al di sotto della mediana della ricchezza, che è aumentato del 4%, è spiegata nel rapporto Bankitalia con il calo delle passività finanziarie: minore esposizione media degli indebitati e minor numero di questi ultimi. In pratica, la metà più povera della popolazione ha comprato di meno a credito, riflettendosi nella crisi dei consumi, a sua volta causa – per altro globale – del rallentamento dell’economia. Una spirale pericolosissima.

A differenza, per esempio, degli Stati Uniti, dove i più ricchi hanno ulteriormente amentato il proprio patrimonio nel corso della crisi, anche grazie al rafforzamento del dollaro e a una maggiore propensione agli investimenti in asset finanziari pompati dalla Federal Reserve, l’impoverimento relativo delle famiglie italiane è generalizzato, tanto che si può parlare di un intero corpo sociale sacrificato alle scellerate politiche economiche nazionali ed europee.

Alla fine del 2014 la ricchezza netta delle famiglie italiane era in media di 218.000 euro, come si è scritto dovuto in misura preponderante dall’abitazione di residenza. Se però il patrimonio del 30% delle famiglie italiane più povere (7.000 euro in media) rappresentava meno dell’1% della ricchezza complessiva, il 5% delle famiglie più abbienti, con un patrimonio medio di 1.300.000 euro, deteneva oltre il 30 per cento della ricchezza complessiva. Impoverimento generalizzato, quindi, sovrapposto però a una diseguaglianza insopportabile.

Sul lungo periodo, sebbene dal 1977 – primo anno delle rilevazioni – al 2014 il reddito medio equivalente sia aumentato di circa il 35 per cento in termini reali, la caduta registrata tra il 2010 e il 2012 lo ha riportato sui livelli prevalenti alla fine degli anni ottanta: appunto, si stava meglio trent’anni fa, ai tempi dei tanto vituperati Craxi, Andreotti e compagnia più o meno bella.

Francesco Meneguzzo

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  1. Il periodo migliore è stato tra gli anni 70 e 80: c’era tutto quello che c’è adesso per rendere la vita moderna vivibile ed efficiente perchè non c’erano immondizie, usa e getta, scadenze programmate, imballaggi da gettare, supermercati, sprechi, telefonini, computers, i treni viaggiavano più veloci, erano più puliti e non esistevano i vandali a “decorarli”, i rapporti erano tra persone e non con programmi informatici, il terrorismo stava per essere sconfitto; insomma, c’era speranza vera, non chiacchiere sputacchiate dal nostro ducettino il quale usava ancora i ciripà e non pannolini di plastica. Poi è tutto cambiato: sono intervenuti i grandi economisti, i “Mercati”, Prodi, Amato (non so se lo sia ma ha fatto ed ammesso i suoi bei danni), Ciampi, ecc. ecc. fino al disastro dell’Euro ed ora al nostro Genio Salvatore Mario Draghi, complice di tutto ciò, assieme ad altri, per carità.

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