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Mosca, 30 dic – La risposta di Mosca all’espulsione di 35 diplomatici russi da parte di Washington non si è fatta attendere. “Agiremo secondo il principio di reciprocità”, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che ha proposto di vietare agli Stati Uniti due strutture diplomatiche in Russia. Se inizialmente la risposta di Putin alla decisione di Obama sembrava decisamente pacata, ovvero la semplice chiusura di una scuola anglo-americana frequentata da studenti inglesi e statunitensi, in gran parte figli di funzionari diplomatici, (decisione poi smentita dal ministero degli affari esteri russo) la presa di posizione di Mosca appare adesso senz’altro più dura. In realtà la contromossa di Putin sembrava quasi inevitabile e al contempo legittima.

“Riservandoci il diritto di varare misure di risposta, non scenderemo al livello di ‘diplomazia da cucina’, irresponsabile, e compiremo gli ulteriori passi del ripristino dei rapporti russo-americani partendo dalla politica che sarà condotta dall’amministrazione del presidente eletto Donald Trump”, ha scritto in una nota ufficiale Vladimir Putin. “Riteniamo come ostili i nuovi passi dell’amministrazione uscente americana – ha precisato il leader russo – nonché mirati a minare ulteriormente i rapporti fra Mosca e Washington. Tutto ciò contraddice gli interessi principali del popolo russo e americano, tenendo conto della responsabilità particolare della Russia e degli Usa per garantire la sicurezza globale. Così facendo, gli Usa danneggiano l’intero sistema dei rapporti internazionali. Secondo la prassi, la parte russa ha tutte le ragioni per una risposta adeguata”.

Dichiarazioni senz’altro infuocate, ma Putin ha deciso di non espellere diplomatici russi come ventilato da Lavrov. “Non facciamo diplomazia da cucina irresponsabile” è il punto chiave della risposta del presidente russo, che ha mostrato così una posizione di forza tranquilla rispetto all’isterismo di Obama. Lo scenario che adesso però si profila nelle relazioni tra le due potenze è sicuramente poco raggiante in chiave diplomatica e non solo, almeno da qui all’insediamento di Trump a fine gennaio. Lavrov ha parlato anche della possibilità di togliere all’ambasciatore americano in Russia la residenza estiva, nella foresta a nord-ovest di Mosca. La decisione ultima a riguardo spetta però a Putin.

Certo è che tra Usa e Russia sembra prospettarsi un braccio di ferro che soltanto il prossimo presidente americano potrebbe interrompere. A rischio con tutta evidenza non ci sono unicamente le relazioni bilaterali tra i due Paesi, come chiaramente precisato dal leader russo. Dalla Siria all’Europa, le mosse di Obama stanno generando una continua instabilità e innescando mine vaganti sul piano degli affari esteri.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. fantastico.
    ulteriore riprova che il comunismo duro e cattivo ha fatto meno danni morali del finto liberalqualcosademocraticismo.

    Piccolo appunto.Girando per il mondo vedi sempre più Russi in vacanza,al 90% coppie giovani sposate con figli,normalmente donne molte belle,ragazzi in forma senza quelle sopracciglie depilate da culo che tanto hanno attecchito da noi.

    Nuova Patria degli sport da combattimento e arti marziali,la Russia di Putin si propone come ultimo baluardo a difesa dell’uomo bianco europeo ( ormai il 6% della popolazione mondiale) e notare queste
    cose…per chi ha visto nel comunismo e CCCP il nemico storico,fa non poca rabbia.

    PS ma avete visto la Pinotta ? ma come cazzo si fa ad avere una tizia del genere al Comando e pensare magare di andare a combattere contro i Russi di Putin in orbita NATO ?

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