Roma, 6 lug – Questo governo “vada avanti” e prosegua “ad attuare il programma”. E’ quanto affermato oggi da Boris Johnson nel Question Time alla Camera dei Comuni, ribandendo che non ha alcuna intenzione di mollare nonostante la raffica di dimissioni nel suo esecutivo. Una sorta di “non mollo” del premier britannico, che ha poi accusato il leader laburista Keri Starmer e altri parlamentari dell’opposizione, accusandoli di “mancanza di integrità”. Secondo Johnson “il compito di un primo ministro nelle difficili circostanze attuali è di andare avanti come io intendo fare, avendo ricevuto un mandato popolare colossale” ottenuto alle ultime elezioni politiche del 2019.

Johnson: “Non mollo, ecco perché i laburisti vogliono le mie dimissioni”

Il premier britannico ha poi attaccato a gamba tesa gli avversari laburisti. “Vi è una semplice ragione per cui mi vogliono fuori” da Downing Street ed è perché “sanno che altrimenti il governo attuerà il suo programma” sul rilancio economico del Regno Unito e sul post Brexit. Ma i conservatori, ha detto Johnson “vinceranno anche le prossime elezioni politiche”. Il governo britannico è comunque scricchiolante e resta decisamente spinosa la questione legata al cosiddetto “caso Pincher”. In pratica lo “chief whip” Christopher Pincher, ovvero colui che è stato incaricato di indicare e disciplinare i voti del gruppo Tory alla Camera dei Comuni. Pincher si è dimesso giovedì scorso in seguito a una serata in un club, il Carlton a Mayfair, durante la quale da ubriaco avrebbe molestato due giovani attivisti conservatori.

Uno scandalo nei confronti del quale BoJo ha espresso oggi “profondo rammarico”, scusandosi per il comportamento del suo ormai ex alleato di governo. Il guaio è che Pincher non sarebbe affatto nuovo a questo generi di comportamenti. Così il leader laburista Keri Stammer ha chiesto al premier di confermare o smentire se a suo tempo abbia davvero definito Pincher “un palpeggiatore per natura”, giocando col suo cognome ( “Pincher by name, pincher by nature”). Ma Johnson ha chiuso la discussione affermando di non “voler trivializzare” la vicenda.

Eugenio Palazzini

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