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salah parisParigi, 29 apr – Accolto in carcere da una selva di fischi. Non è stato un inizio di detenzione semplice, per Salah Abdeslam, il terrorista superstite degli attacchi del 13 novembre a Parigi che da ieri è nel carcere di Fleury-Merogis, in seguito all’estradizione in Francia.



Perché gli altri detenuti ce l’hanno con lui? Per aver fatto parte di un commando stragista? Assolutamente no. Per averlo tradito, semmai. Sono proprio i detenuti radicalizzati e aderenti all’islam salafita ad aver contestato il nuovo arrivato, “reo” di non essere andato sino in fondo e di aver gettato la sua cintura esplosiva in una pattumiera. Insomma, la sua colpa non sarebbe di essere un terrorista, ma di esserlo stato troppo poco. Il comportamento ha fatto preoccupare l’amministrazione penitenziaria che ha così deciso di mettere Salah in isolamento al fine di evitargli il contatto con gli altri detenuti, e proteggerlo da eventuali rappresaglie. Si tratta comunque di un bello squarcio sulla realtà carceraria francese, dove la maggioranza dei detenuti non è di origine francese e dove lo jihadismo fa proseliti.

Vedendo la storia del terrorismo recente in Francia e Belgio, del resto, scopriamo che è proprio dietro le sbarre che molti sbandati di periferia sono diventati soldati del Califfato. Il padre di Abaaoud, la mente degli attentati parigini, per esempio, ha dichiarato che è solo nel settembre del 2012, dopo l’uscita dal carcere di Forest (Bruxelles) che suo figlio si è fatto crescere la barba, ha cambiato frequentazioni e ha cominciato a radicalizzarsi. È sempre in carcere che, tra il 2005 e il 2006, che Chérif Kouachi conosce il “mentore” Djamel Beghal, che lo spinge verso un ulteriore estremismo. Qui conosce anche Amedy Coulibaly, che è dentro per delitti comuni ma anche lui scopre l’Islam radicale. Anche per Ibrahim e Khalid El Bakraoui si ipotizza che la radicalizzazione sia avvenuta proprio dietro le sbarre. Anche Salah, peraltro, è una vecchia conoscenza delle carceri francesi, avendo alle spalle una storia di criminalità comune, come quasi tutti i suoi “colleghi”. Stavolta, tuttavia, in prigione c’è entrato da detenuto vip: elicottero, furgoni delle tv che lo hanno seguito passo dopo passo, scorta della polizia. Altri elementi che avrebbero innervosito gli altri galeotti.

Ora Salah dovrà aspettare fino al 20 maggio prossimo per il primo interrogatorio. Il suo legale ha detto che Abdeslam “non resterà in silenzio. Vuole spiegarsi al più presto davanti alla giustizia francese. Ciò che conta è che abbia diritto a un processo equo, che venga condannato per le cose che ha fatto, non per quelle che non ha fatto”. Il vecchio legale belga, Sven Mary, si è invece distinto per queste singolari dichiarazioni sul suo ex assistito: “È un povero coglione che viene dalla piccola delinquenza, uno che segue, non certo un capopopolo, ha l’intelligenza di un posacenere vuoto”.

Giuliano Lebelli

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