Parigi, 1° dic – «Non è più tempo di riformare la Francia, ma di salvarla». È con queste parole che Éric Zemmour ufficializza la sua candidatura alla presidenza della Repubblica francese. L’annuncio era atteso ormai da mesi, ma l’intellettuale transalpino ha voluto aspettare sino a ieri per farlo in grande stile. Dal suo canale YouTube, Zemmour si è presentato come un Charles de Gaulle redivivo: con una scenografia d’altri tempi e sulle note della settima sinfonia di Beethoven, il neocandidato all’Eliseo esorta i francesi a lottare per «recuperare la sovranità» e per smettere di «sentirsi esuli in patria», e cioè «stranieri nel proprio Paese».

Zemmour scende in campo

Il video, della durata di 10 minuti, inizia con le immagini della Francia di oggi, preda di una frattura sociale profondissima e ostaggio della retorica globalista e politicamente corretta. A essere in pericolo, dice Zemmour, è la nazione che i francesi hanno conosciuto nella loro infanzia, e che adesso rischia di sparire per sempre. Ormai la vera Francia, «quella di Giovanna d’Arco, Luigi XIV, Napoleone e del generale de Gaulle», non esiste che nei ricordi di un popolo sotto attacco.

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La sfida alle élite globaliste

Occorre salvare una «Francia che sta scomparendo», ribadisce Zemmour, ed è per questo che non intende «accontentarsi del ruolo di giornalista e di Cassandra» e di «aver deciso di prendere in mano il nostro destino». Perché «sia destra che sinistra hanno mentito». L’obiettivo del candidato presidente – che i sondaggi danno intorno al 15 per cento – è quello di fermare la macchina infernale che sta annientando la nazione, con l’augurio «che i nostri figli non siano più sottomessi, che si possa preservare il nostro modo di vivere, le nostre tradizioni, la nostra lingua», affinché «i francesi si sentano di nuovo a casa e gli ultimi arrivati si assimilino alla loro cultura».

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Contro la sostituzione etnica

La critica all’immigrazione è evidente: «Non è la causa di tutti i nostri problemi, ma li aggrava tutti», dice Zemmour. Che poi promette: «Non ci lasceremo dominare, conquistare, sostituire». Ma questo programma, avverte l’aspirante presidente, verrà avversato con tutte le loro forze dai nemici dei veri patrioti: «Vi diranno che siete razzisti e animati da passioni tristi, ma è la passione più bella che vi anima, quella per la Francia». Di qui l’appello finale: «Siamo un grande popolo, abbiamo sempre trionfato. Viva la Repubblica e, soprattutto, viva la Francia».

Elena Sempione

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3 Commenti

  1. C. De Gaulle è la causa “moderna” dei mali-passaporti della Francia !! Sarete pure un grande popolo (ho sangue anche francese nelle vene), ma, copiando, avete sempre perso “egregio provocatore” E. Zemmour. Non nomini il nome di Giovanna d’ Arco invano… W la Vandea.

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