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Roma, 19 ott – Lo scoop del Wall Street Journal è di quelli che in apparenza fotografano un cambio di scenario in Medio Oriente e una nuova fase nella politica estera americana, dunque per ovvi motivi tracciano una possibile svolta nelle relazioni internazionali più in generale. In parole povere gli Stati Uniti avrebbero parzialmente avviato un dialogo diplomatico con la Siria, per la prima volta dopo la rottura totale verificatasi nel 2011. In realtà, chiariamo subito, si tratta di un singolo incontro specifico che nei mesi scorsi sarebbe avvenuto a Damasco. Usiamo il condizionale perché il pur prestigioso quotidiano statunitense, cita le dichiarazioni di un funzionario anonimo della Casa Bianca, ma di conferme a riguardo non ve ne sono, né da parte del governo siriano né da quello americano.

La Casa Bianca a Damasco

Sta di fatto che la fonte in questione ha riferito al Wall Street Journal che Kash Patel si sarebbe recato a Damasco per ottenere dal governo di Assad la liberazione di almeno due cittadini Usa detenuti in Siria. “E’ emblematico di come il presidente Trump ritenga adesso una priorità riportare a casa i cittadini americani detenuti all’estero”, ha detto all’Associated Press un altro funzionario dell’amministrazione Trump citato dal New York Post. A dirla tutta l’aspetto realmente interessante è che la Casa Bianca si sia mossa per riportare a casa dei detenuti in Siria, che non è propriamente un qualunque territorio “estero”. Non solo, è ancor più significativo che Washington lo abbia fatto mandato a Damasco proprio Kash Patel, che a sua volta non è un qualunque uomo del governo Usa ma il viceassistente del presidente Donald Trump e il più alto funzionario con delega all’antiterrorismo.

I motivi dell’incontro

Ora, non è chiaro e dunque non sappiamo chi abbia incontrato in Siria, ma sembra che al centro dell’incontro diplomatico ci fossero appunti due cittadini americani: il giornalista free lance Austin Tice, scomparso in Siria nel 2012, e Majd Kamalmaz, cittadino americano di origini siriano fermato a un checkpoint nel 2017. Sempre il Wall Street Journal cita però altri quattro americani che sarebbero detenuti in Siria, non si sa però chi siano. Mentre il direttore della Sicurezza generale del Libano, il generale Abbas Ibrahim, si sarebbe incontrato alla Casa Bianca con il consigliere per la Sicurezza nazionale Robert O’Brien per parlare degli americani detenuti in Siria. Quello che conta è capire adesso perché il governo Usa ha inviato in Siria proprio il più alto funzionario antiterrorismo e soprattutto cosa implicano davvero queste mosse, le prime a livello diplomatico nella Repubblica araba da dieci anni a questa parte.

Eugenio Palazzini

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