Damasco, 13 Luglio – Le truppe di Assad hanno riconquistato la città di Daraa, al confine con la Giordania, culla della “rivolta” anti governativa scoppiata nel 2011. La tv siriana mostra le immagini della bandiera nazionale mentre viene issata nel centro cittadino, ormai sotto il controllo militare e amministrativo del legittimo governo siriano.
L’offensiva era iniziata poco meno di un mese fa, il 19 giugno, in un’operazione congiunta dell’Esercito Arabo Siriano con le truppe russe, attraverso quella che ormai è diventata la tipica manovra di accerchiamento messa in atto dall’esercito siriano, che ha permesso in passato anche la liberazione di città come Aleppo e Ghouta Est (Damasco).

Le condizioni di resa per i ribelli sono chiare: i terroristi dovranno consegnare nell’immediato tutte le armi di calibro medio-pesante. Potranno scegliere se arrendersi, chiedendo un’amnistia al governo, oppure di spostarsi verso Idlib, nella zona nord-ovest della Siria, sotto la protezione del governo di Ankara. Per ora sono circa 2mila i miliziani che hanno deciso di rimanere in città, mentre chi non ha accettato questo accordo di riconciliazione si è trasferito al confine con le alture del Golan, nella provincia di Quneitra, dove resistono ancora alcune formazioni che hanno giurato fedeltà all’Isis.
Daraa è una delle città della Siria più colpite in termini di vite umane e di distruzione delle infrastrutture. Gli inviati dell’agenzia di stampa siriana SANA hanno comunicato che le unità ingegneristiche dell’Esercito Arabo Siriano sono già pronte al ripristino delle infrastrutture e dei servizi di base in tutta l’area di Daraa al-Balad. I profughi che avevano lasciato la zona, ammassandosi al confine con la Giordania, sono già sulla via del ritorno.
Con l’ingresso dell’esercito siriano nell’area di Daraa, dopo ben sette anni di occupazione “ribelle”, ha finalmente termine un altro capitolo dei crimini terroristi in Siria.
Ada Oppedisano

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