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Roma, 4 gen – Dopo l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani e i nuovi raid americani, la tensione in Medio Oriente è schizzata alle stelle. I contraccolpi però iniziano a sentirsi anche nei rapporti tra grandi potenze, costrette a confrontarsi con le gesta inconsulte di Donald Trump. Ma nel pressoché generale cerchiobottismo, la Cina ha avuto il coraggio di alzare la voce contro gli Stati Uniti, invitando Washington “a non abusare della forza militare”. Un monito del ministro degli Esteri Wang Yi, che dopo un colloquio telefonico con l’omologo iraniano Mohammad Javad Zarif, ha voluto precisare che il ricorso alla forza “non è la soluzione nelle relazioni internazionali”.

Il monito cinese

Ma soprattutto che la mossa statunitense ha palesemente violato “le norme di base dei rapporti internazionali e aggraverà le tensioni e le turbolenze regionali”. Ammonimento in apparenza soft, con la Cina evidentemente attenta a non compiere uno strappo con gli Usa proprio in un momento cruciale per l’annunciata (da Trump) svolta nell’accordo commerciale tra le due potenze mondiali. Eppure Pechino, per storia e cultura sempre molto attenta a non alzare i toni con parole incendiarie, ha voluto lanciare un messaggio chiaro al governo americano. D’altronde, pur geograficamente lontana dall’epicentro conflittuale in questione, la Cina punta a mantenere buoni rapporti con l’Iran e il mondo sciita che sino ad ora hanno portato ottimi risultati in termini economici e nella lotta al terrorismo.

Oltre il cerchiobottismo

Le dichiarazioni cinesi sarebbero dunque poco significative, non fosse che in termini diplomatici sono le uniche al di fuori del mondo arabo (e della Russia per ovvi motivi di interessi e di ruolo svolto in Siria) ad aver centrato la questione: il raid americano non ha soltanto innescato una bomba ad orologeria pericolosa, ma è una palese violazione del diritto internazionale. In molti casi citato a sproposito per questioni tutto sommato risibili, altrettanto spesso volutamente bypassato, sarebbe d’uopo che i politici italiani ed europei inizino almeno a studiarlo per capire la gravità di certe azioni. E magari avere il coraggio di alzare la voce contro chi lo vìola senza ritegno.

Eugenio Palazzini

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