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Madrid, 31 mag.- Domani si discute nel Parlamento spagnolo la mozione di censura (la sfiducia) presentata da Pedro Sánchez, il capolista del Partito Socialista che sembra aver raggiunto gli appoggi necessari. Se non ci saranno più sorprese, a mezzogiorno Rajoy potrebbe finire il suo mandato e Sánchez sarebbe conseguentemente eletto come nuovo Presidente spagnolo, senza passare per le urne.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è una sentenza uscita la settimana scorsa: il Tribunale Nazionale condanna al Partito Popolare come partecipe di una rete di corruzione, da cui ha ottenuto un considerevole vantaggio economico. Così, per anni, il PP è stato una vera rete di corruzione istituzionale servitasi dalla contrattazione pubblica e una contabilità in nero. I problemi giudiziari del Partito al governo, però, non finiscono con questa sentenza, visto che sono ancora in attesa di altre risoluzioni che prevedibilmente risolveranno nello stesso senso, confermando la struttura corrotta del Partito Popolare e mandando in galera alcuni dei suoi esponenti.

Alcune voci delle opposizioni si sono subito alzate chiedendo di dichiarare fuori legge il Partito di Rajoy, ma la contestazione a questa vicenda giudiziaria si è finalmente condensata in una mozione di censura che sicuramente metterà a fine il governo Rajoy dopo due anni di legislatura.

Sarà la seconda mozione di censura a cui il Premier Rajoy deve far fronte. La prima, a giugno 2017, fu presentata da Podemos senza alcuna possibilità di successo. Questa volta, invece, il Partito Socialista conta 84 deputati nel Parlamento spagnolo, e aspetta il sostegno di tutti gli altri gruppi parlamentari (Podemos e i gruppi nazionalisti, catalani compresi) a eccezione di Ciudadanos, il socio di governo di Rajoy. Sufficiente per sorpassare i 176 voti favorevoli di cui ha bisogno per sostituire il premier Rajoy e diventare il nuovo Presidente del governo spagnolo.

Laura Portolés 

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