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Stoccolma, 27 ago – Il 9 settembre si svolgeranno le elezioni legislative in Svezia, e la destra nazionalista sembra volare. Merito degli effetti collaterali del multiculturalismo, che ha trasformato il Paese, definito paradiso dell’accoglienza, in un vero e proprio inferno. I sondaggi danno in grande ascesa il partito Democratici Svedesi (Sverigedemokraterna, SD), nazionalista e di destra, che da solo potrebbe arrivare a raccogliere addirittura il 28.5% dei consensi.
Sì, perché in un Paese dove un abitante su 4 è un rifugiato la situazione non è semplice e la convivenza con gli autoctoni si rende ogni giorno più problematica. Complice la crisi economica che anche in Svezia ha colpito. Tutte  problematiche a cui la politica fino a oggi non è riuscita a dare risposte concrete ed efficaci. Motivo per cui i Democratici Svedesi, partito nato alla fine degli anni ’80, è riuscito ad approdare in Parlamento nei 2010, e da allora la sua crescita è costante.
I Democratici Svedesi si assestano su posizioni fortemente avverse all’immigrazione, e il leader del partito dal 2005 è Jimmie Akesson, che a ogni tornata elettorale miete successi sempre più consistenti. Perché per gli svedesi gli immigrati hanno cominciato a essere un problema molto serio. Lo dimostrano le tante notizie riportate dalle cronache locali, che solo per citare i casi più recenti, hanno parlato di centinaia di auto incendiate. In sostanza in Svezia gli svedesi non si sentono più a casa loro, e per questo il malcontento cresce ogni giorni di più. Inoltre, Akesson ha già chiesto, a partire dall’esito del voto, un referendum in stile Brexit anche per la Svezia.
Quello svedese è un voto molto atteso, che potrebbe avere una portata storica non solo per il paese scandinavo, ma anche per l’intera Europa. Perché se il populismo dovesse prendere il sopravvento si potrebbe assistere, da parte della Svezia, a una sorta di riallineamento delle politiche nei confronti di Bruxelles che indebolirebbe l’Unione Europea. Anche perché il voto svedese sarà l’ultima consultazione elettorale in un Paese membro dell’Unione prima delle elezioni europee del 2019.
Anna Pedri
 

1 commento

  1. Con gli scandinavi ho rinunciato, a parte forse i finlandesi. Tutto quello che è successo in Svezia è colpa loro, non è come in Italia che è vicinissima all’Africa, potevano essere un paradiso e invece è diventato un inferno. È inutile arrabbiarsi, evidentemente non erano (o non sono più) un popolo. I dati riportati dall’ottimo articolo sono ininfluenti: vorrei anche vedere che un partito nazionalista in questa situazione non facesse un buon risultato. Ma ormai è tardi, gli svedesi hanno già “votato” per la loro cancellazione, vista la quantità di stranieri presenti sul territorio. Il fatto che questi invertebrati discendano dai vichinghi mi ricorda Guénon quando parla di crisi della modernità e Nietzsche quando parla di rammollimento.

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