Roma, 6 nov – A compiere la strage di mormoni alla frontiera tra Messico e Stati Uniti sarebbero stati i ‘Los Jaguares’, un ramo del famigerato cartello dei Sinaloa. Subito dopo il massacro, in cui sono morte nove persone, tra cui sei bambini, gli investigatori hanno iniziato a cercare i responsabili tra i cartelli della droga. Oggi la polizia messicana ha arrestato una persona ad Agua Prieta, nello stato di Sinaloa, sospettata di essere coinvolta nella strage. L’Agenzia ministeriale per le indagini penali (Amic) ha fatto sapere che l’uomo fermato al momento della cattura aveva con sé due ostaggi legati e imbavagliati, oltre a fucili, armi di grosso calibro e molte munizioni. Il responsabile della giustizia dello Stato di Chihuahua, Cesar Peniche Espejel, ha dichiarato che i responsabili dell’attacco dovrebbero essere appunto i ‘Los Jaguares’.

Chi sono i “giaguari”

Si tratta uno dei gruppi criminali messicani più violenti degli ultimi tempi, noto per aver preso il controllo di buona parte del traffico di droga al confine con Arizona e Texas. A capo del gruppo vi è Francisco Arvizu, alias “El Jaguar”. Ma i “giaguari” sono tristemente noti anche per essere stati artefici di crimini efferati: rapimenti, estorsioni, omicidi e amputazioni di mani nei confronti degli appartenenti ai clan rivali. Alcuni media messicani e americani, tra cui la Cnn, hanno però riferito che gli inquirenti stanno vagliando anche altre piste.

I gruppi rivali e i punti oscuri della vicenda

Tra i gruppi di narcos sospettati vi sarebbe infatti anche il cartello ‘La Linea’, che con i ‘Los Jaguares’ si contende il traffico di droga e di immigrati al confine con gli Stati Uniti. Non si hanno dunque ancora certezze sui responsabili di questo orribile massacro e restano molti dubbi anche sui motivi scatenanti la strage. L’ipotesi che i narcos abbiano scambiano i veicoli dei mormoni per mezzi degli avversari sembra non essere credibile, considerato anche che l’agguato è avvenuto in due fasi diverse e alcuni bambini sarebbero stati freddati nei campi. Difficile poi che i criminali non abbiano considerato l’eco mediatica internazionale in seguito alla strage, è quindi pensabile che fossero del tutto consapevoli delle reazioni immediate. E volessero appunto mandare un messaggio inquietante. A chi?

Eugenio Palazzini

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