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Washington, 19 dic – La Camera dei rappresentanti Usa, riunita in seduta plenaria, ha approvato i due articoli di impeachment contro Donald Trump: abuso di potere e ostruzione del Congresso. Alle 20,08 (2,08 di giovedì 19 dicembre in Italia), la Camera dei rappresentanti ha messo ufficialmente sotto accusa il presidente degli Stati Uniti. Il primo articolo, “abuso di potere” ha ottenuto 230 voti a favore e 197 contro. Il secondo, “ostruzione delle indagini del Congresso”, 229 contro 198. La Speaker dem Nancy Pelosi ha letto i risultati e ha zittito alcuni parlamentari che stavano esultando. “È una giornata triste, non bisogna gioire” aveva detto questa mattina, arrivando a Capitol Hill. I democratici, in maggioranza nella House, hanno rinviato il Presidente al giudizio del Senato, dove il 6 gennaio comincerà la seconda parte dell’impeachment, quella della decisione finale.

Ieri sera Trump ha reagito in diretta dal palco del comizio a Battle Creek, in Michigan: “I democratici sono divorati dall’odio, vogliono annullare il risultato elettorale con l’impeachment“. Le tv hanno trasmesso in diretta la seduta-fiume di circa otto ore. Pelosi apre la seduta, facendo montare un cavalletto con la bandiera americana e annunciando: “Oggi siamo qui per difendere la democrazia per il popolo. È tragico che il comportamento senza scrupoli del presidente renda l’impeachment necessario. Non ci ha dato altra scelta. È un fatto assodato che il presidente sia una minaccia attuale per la nostra sicurezza nazionale e per l’integrità delle nostre elezioni, la base della nostra democrazia”. La Speaker lascia al presidente della Commissione Affari giudiziari, il dem Jerry Nadler, il compito di ricapitolare i capi di imputazione.

Le accuse

Trump avrebbe “abusato” dei suoi poteri presidenziali sollecitando il leader ucraino Volodymyr Zelensky a riaprire un’inchiesta per corruzione a carico del figlio di Hunter Biden, il figlio di Joe Biden. Trump avrebbe bloccato 400 milioni di dollari in aiuti militari per smuovere Zelensky. La magistratura ucraina, però, non avviò alcuna indagine su Hunter Biden e a fine agosto le forniture militari Usa furono consegnate al governo di Kiev. Spiega Nadler: “Il presidente ha posto i suoi interessi personali, della sua campagna elettorale, al di sopra di quelli del Paese“. Nel corso del dibattito in aula, il capogruppo repubblicano Steve Scalise strappa platealmente il foglio con le accuse avanzate al presidente. Il numero uno dei conservatori, Kevin McCarty, accusa i dem e Nancy Pelosi di aver ridotto l’impeachment a uno strumento di parte.

Il “bombardamento” di Trump su Twitter

Dal canto suo Trump segue da lontano il dibattito e scandisce il passare delle ore con un “bombardamento” di 45 tweet: “Questo è un assalto all’America”, “Ci potete credere che oggi sono messo sotto accusa dalla sinistra radicale, da questi nullafacenti di democratici, senza che abbia fatto nulla?“. È un assalto al Partito Repubblicano! Non ho fatto niente, è incredibile che oggi la sinistra radicale voti per il mio impeachment, non dovrebbe più succedere ad alcun Presidente”, scrive su Twitter il capo della Casa Bianca.

Al Senato i repubblicani hanno la maggioranza: l’impeachment sarà respinto

Al Senato sono i repubblicani ad avere la maggioranza. E al momento non v’è ragione alcuna di pensare che verrà meno la compattezza del Grand Old Party. Quindi mancherà quella maggioranza qualificata – due terzi – necessaria perché il presidente incriminato venga condannato, rimosso dall’incarico e sostituito dal vicepresidente. Insomma, sarà un pareggio e alla fine Trump ne uscirà vincitore. Certo, resta l’impatto mediatico globale e le sue ricadute sulle prossime elezioni presidenziali. Approvando l’impeachment contro Trump, la Camera dei rappresentanti “ha fatto il suo dovere costituzionale. Sfortunatamente sembra sempre più evidente che il Senato repubblicano non lo farà. Questa questione non sarà risolta fino al prossimo novembre dal popolo americano“. Così Michael Bloomberg, candidato dem alla presidenza, rimanda la resa dei conti alle elezioni.

I precedenti: Johnson e Clinton

Prima di Trump, sono stati due i presidenti finiti ufficialmente sotto impeachment (letteralmente, messa in stato di accusa): Andrew Johnson, nel 1868, per aver tentato di sostituire il ministro della Guerra senza passare dal Congresso; Bill Clinton, nel 1998, per aver mentito sulla sua relazione con la stagista Monica Lewinsky e ostacolato le indagini. In entrambi i casi, dopo il voto favorevole della Camera, il Senato aveva bocciato l’impeachment. Nixon, nel 1974, si dimise dopo che la commissione Giustizia aveva approvato tre articoli dell’impeachment, ma prima che la Camera votasse la misura.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. Molto significativa la “storiella”! Per certi sinistri “il porco si ammazza in casa” (concetto un pochino reazionario, o no?), la trasparenza esiste solo quando fa comodo e così pure la giustizia globale… Molta opportunistica ed ipocrita contraddizione.
    Mi pare anche che la sicurezza, la perfezione cibernetica ne esca malconcia…
    Interessante sapere il ruolo esatto assunto dall’ attuale presidente ucraino (ex attore che faceva il presidente della Ucraina nel serial televisivo…!!).

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