Washington, 6 set – Obama li chiamava Dreamers. Da ieri questi sognatori sono costretti a svegliarsi perché il presidente americano Donald Trump ha deciso di cancellare il programma “Deferred action for childhood arrivals”, noto con l’acronimo DACA, che protegge i figli degli immigrati clandestini negli Stati Uniti che i genitori si sono portati dietro quando hanno fatto il loro ingresso illegale in America.

In tutto si tratta di circa 800 mila persone entrate negli Usa quando avevano meno di 16 anni, che oggi hanno diritto di studiare e lavorare, ma che il 5 maggio 2018 potranno essere espulsi. È in quella data, infatti, che scadrà il programma DACA e Trump non ha alcune intenzione di rinnovarlo perché vuole prima pensare agli americani. E così ha dato mandato al Congresso, annunciandolo via Twitter, di trovare una soluzione legislativa da qui a sei mesi, che si occupi di questi clandestini a cui Obama ha dato il permesso di vivere il sogno americano. Altrimenti verranno espulsi rispediti nei loro Paesi d’origine. La comunicazione ufficiale, però, è stata data dal ministro di Giustizia, Jeff Sessions, il quale ha parlato di scelta “combattuta” ma “responsabile”, perchè il Daca è “incostituzionale” e non si può “governare con il cuore”.

Il DACA è un progetto che Obama mise in atto nel 2012, quando decise di far uscire dall’ombra quelli che definì “giovani talentuosi, motivati e patriottici”, “che non hanno fatto nulla di male” e che secondo Obama non conoscevano altro Paese se non gli Stati Uniti d’America. Diede quindi loro permessi di residenza e lavoro di durata biennale. Ma ora alla Casa Bianca c’è Trump che, in linea con quanto affermato in campagna elettorale, ha deciso di non accettare più nuove domande di legalizzazione, mentre i permessi in scadenza prima del 5 marzo prossimo potranno essere rinnovati solo entro il 5 ottobre di quest’anno, per l’ultima volta.

Oltre alle manifestazioni degli attivisti e degli stessi sognatori clandestini che sono scesi in piazza per protestare contro la politica di Trump, la prima critica è arrivata, manco a dirlo, dallo stesso Obama. Con un lungo post su facebook l’ex inquilino della Casa Bianca ha definito la scelta del suo successore “crudele e autolesionista”, aggiungendo che è una cattiva politica non risolve i problemi. Pronto all’attacco anche il New York Times, che avverte come senza questi “dreamers” il Prodotto interno degli Stati Uniti potrebbe diminuire di 105 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Anche Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, ha parlato di “giorno triste per l’America”.

Anna Pedri

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