Roma, 6 set – La morte di una bimba, la piccola Sofia, uccisa della malaria nonostante non sia mai stata in zone dove la malattia è diffusa, ha fatto scattare l’allarme sul ritorno di morbi che pensavamo estinti. Per capirne di più ne abbiamo parlato con Daniele Mattei, dirigente medico ed ematologo presso Azienda Sanitaria Ospedaliera S.Croce e Carle di Cuneo.

L’Organizzazione mondiale della sanità aveva, non più tardi dell’aprile dell’anno scorso, dichiarato l’Europa come zona “malaria free”. Si sbagliava?

La malaria c’è sempre stata, anche in Italia. Varie centinaia di casi ne ho visti anche io negli ultimi anni, sia in pazienti africani che lavorano qui e viaggiano verso casa, sia in italiani che vanno in viaggio. in compenso, non esistono più casi di malaria autoctona, questo è escluso.

Già da tempo numerosi studi e ricerche, come ad esempio quelli condotti dalla società italiana di pneumologia e perfino Medici senza Frontiere e altri, hanno messo in relazione l’afflusso incontrollato di immigrati con il possibile ritorno di malattie che pensavamo debellate. Il caso di Sofia potrebbe d’altra parte essere collegato al ricovero, nello stesso ospedale dov’era ospite, di due bambini provenienti dal Burkina Faso e contagiati dalla malattia: può esistere un collegamento, anche se la malaria non si trasmette da uomo a uomo?

Può capitare di tutto. Fisicamente erano in stanze differenti, ha detto il direttore dell’ospedale. Difficile pensare sia stato un insetto, magari arrivato in una valigia di questi bambini africani (si tratta di un’ipotesi strana). Sicuramente un nesso di causalità non si può escludere. In più la bambina era diabetica: la cosa può aver facilitato l’infezione. Bisogna poi vedere se la presenza dei bambini africani è compatibile con tempi di incubazione che sono di almeno due settimane. Per il momento lascerei lavorare l’ispettore del ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità. In generale, fare un collegamento con l’immigrazione è, ad oggi, prematuro. Resta il fatto che l’abbattimento delle frontiere, anche in termini di controlli sanitari, certo non aiuta.

C’è qualche rischio di epidemia all’orizzonte?

Non c’è, assolutamente.

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