BCE AVVISA GRECIA, FINANZIAMENTI SOLO SE ACCORDO TROIKAAtene, 21 – Una campagna elettorale giocata sulla passione, mesi di partite a scacchi contro l’Europa, qualche urla scomposta per placare i crescenti mugugni e una popolazione in fermento, l’ultima carta del referendum con il trionfo del “No”. Alla fine, dopo aver impostato l’intera tua attività politica contro l’austerity in salsa europea, decidi che è giunto il tempo di accettare un nuovo Memorandum fatto di smantellamento dello Stato sociale e svendite all’estero. In poche righe la parabola di Alexis Tsipras, passato da salvatore della sinistra continentale a “suonato” dalla burocrazia di Bruxelles.

E’ più che normale che, in tale situazione, la minoranza interna al suo partito si faccia sentire rumorosamente. Decidendo che forse no, non è più il caso di sostenere un governo che era partito con ben altre intenzioni. Syriza da parte sua non è altro che un’alleanza radunata sotto un unico ombrello e della quale fanno parte ambientalisti, maoisti, eurocomunisti, anarchici. Un’eterogeneità facile da mantenere unita quando si toccano quasi il 40% dei consensi e sfiorando la maggioranza assoluta dei seggi, ma che diventa un ginepraio quando invece le cose si cominciano a mettere male.

Non bastano a questo punto maratone parlamentari notturne e discussioni all’infinito. Se poi arriva anche l’ex ministro delle finanze, il licenziato Varoufakis, a rompere le uova nel paniere e gettando via la maschera, la proverbiale frittata è ormai fatta. Serve allora rivolgersi alla tanto vituperata (in campagna elettorale) opposizione, quella che ha votato i primi due memorandum sui quali Tsipras ha costruito più o meno la sua intera fortuna politica. Voti disprezzati, tuttavia necessari per far passare le misure impopolari e vedere così i miliardi riprendere ad affluire dall’Europa. Uno scambio “di mercato”, da commissariamento come già successo in Italia all’epoca del governo Monti. Le grandi ammucchiate non durano e, nell’impossibilità di riportare all’ovile i dissidenti ormai arrivati a più di un quarto dei parlamentari del partito, ecco la mossa a sorpresa.

Contrariamente a quanto si pensi, le dimissioni del belloccio impomatato greco non sono però l’alzata di bandiera bianca. Tutt’altro. Tsipras si dimette, nelle intenzioni, per spiazzare la minoranza interna che teneva in scacco l’esecutivo. Lo fa per ricandidarsi alle prossime elezioni e con l’obiettivo di cercare, è stato detto, “un forte mandato del popolo sovrano“. L’ha già ottenuto, a stretto giro di posta: a gennaio con il voto e a luglio con un più specifico referendum. Disattendendolo entrambe le volte.

Filippo Burla

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