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ttipBerlino, 29 ago – Forse l’Europa, gli europei e (speriamo) qualche politico non del tutto imbambolato e asservito agli interessi delle lobby finanziarie d’oltreoceano esiste ancora. Forse la volontà di essere un continente forte, guidato da Stati autonomi, non subalterni ai potentati statunitensi e che magari collaborino tra loro al fine di dare forma per davvero ad un’Europa unita, può resistere alle sirene della globalizzazione e della sostituzione di popoli in atto con le ingenti ondate migratorie. Forse stiamo esagerando, ma c’è un dato molto rilevante e soprattutto inaspettato che riguarda il cosiddetto Ttip, ovvero il trattato di libero scambio che avrebbe (a questo punto il condizionale è d’obbligo) permesso alle multinazionali made in Usa di acquisire grosse fette di mercato europeo in vari settori e a prezzi agevolati. Il tutto, ovviamente, a scapito della produzione e dell’economia dei paesi europei.

Ieri, infatti, il vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, ha messo una pietra tombale sul Ttip: “I negoziati con gli Stati Uniti sono effettivamente falliti perché come europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane: nulla si sta muovendo in avanti”. Non che non ci abbiano provato: sono stati 14 i colloqui fra le parti, ma non si è trovata un’intesa su un solo capitolo dei 27 sul tavolo. In Europa il Ttip non è mai stato visto di buon occhio, ma ultimamente anche negli Usa sono cresciuti gli scetticismi. Se Trump ne ha fatto un cavallo di battaglia nelle sue sfuriate, anche la Clinton si è via via raffreddata sul tema, dato che in patria sono in molti a vedere del Trattato una minaccia alla classe lavoratrice americana.

Il Transatlantic trade and investment partnership intendeva creare la più grande zona di libero scambio al mondo. Sin da subito, tuttavia, in Europa lo si è interpretato come una manovra neoliberista, in grado di avvantaggiare solo le multinazionali e di imporre anche da noi standard sanitari ed ecologici tipicamente americani. Ma non va dimenticato che sia gli Usa, sia, il prossimo anno, Germania e Francia, andranno incontro a un cambio di leadership. E con governi in scadenza di mandato e nuovi leader nel pieno di una campagna elettorale, affrontare un nodo così complesso non risulta semplice. Bisognerà quindi vedere se il Ttip è stato definitivamente mandato in soffitta o se si è tratto solo di un posticipo strategico.

Giorgio Nigra

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4 Commenti

  1. Bisognerà tenere gli occhi aperti. Controllare che non tentino di far rientrare dalla finestra, ciò che per il momento esce dalla porta.

    Dobbiamo tutti stare all’ erta, e non dimenticare.

    Io non voglio diventare schiavo.
    Non voglio diventare una “unità” dedita al consumo (e quindi al sostegno di un apparato mostruoso ed alienante).
    E così penso chiunque legga queste pagine, come minimo.

  2. siamo già unità di consumo e schiavi, il TTIP avrebbe ulteriormente aggravato la situazione, non aderirvi non la risolve, purtroppo

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