Washington, 22 lug – Il Regno Unito estraderà negli Stati Uniti il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. Lo ha detto il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, in una intervista con il quotidiano ecuadoregno El Universo. “Non posso fare dichiarazioni più ampie – ha spiegato Pompeo -, ma il mio governo pensa che sia importante che quest’uomo, che ha messo in pericolo i soldati americani, venga sanzionato dalla giustizia“.

“Ha messo a rischio il mondo”

Secondo il segretario di Stato Usa, Assange ha determinato una “situazione di rischio per il mondo“. Il fondatore di Wikileaks è accusato di spionaggio dagli Usa, che da tempo ne hanno chiesto l’estradizione. L’udienza per esaminare la richiesta si terrà nel Regno Unito a fine febbraio del prossimo anno. Una settimana fa, il ministro britannico per l’Europa e le Americhe, Alan Duncan, durante una visita in Ecuador aveva assicurato che Assange non sarebbe stato estradato verso un Paese in cui potrebbe rischiare la pena di morte. Sì, perché la giustizia federale americana, come riporta il sito specialistico Death Penalty Information Center, autorizza la pena di morte anche per il reato di spionaggio. Su Assange negli Usa pesano 18 capi d’accusa e il totale delle pene relative è di circa 175 anni di carcere. La maggior parte delle accuse contro di lui sono legate all’ottenimento e alla diffusione di informazioni top secret da WikiLeaks, che nel 2010 pubblicò centinaia di migliaia di documenti militari e diplomatici.

Ad aprile l’arresto a Londra


Rifugiato per sette anni nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove poteva godere dell’asilo politico, l’11 aprile Assange venne arrestato dalla polizia britannica con l’avallo di Quito. Immediatamente messo in detenzione e poi condannato il primo maggio a una pena di 50 settimane di carcere per violazione delle condizioni di libertà provvisoria. Il governo dell’Ecuador ha assicurato che, nel momento in cui ha ritirato l’asilo all’attivista australiano, ha ricevuto garanzie scritte da Londra secondo cui Assange non sarà estradato in un Paese in cui potrebbe subire torture o essere condannato a morte. Ma gli Usa vogliono giustizia.

Ludovica Colli

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