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Roma, 25 feb – Attilio Lucia ci racconta la situazione a Lampedusa, dove sembra già essere arrivata l’estate, ma non grazie ai turisti che affollano le magnifiche spiagge e le vie del piccolo borgo: in pochi giorni, sono sbarcati sull’isola più di 1.300 immigrati, principalmente provenienti dalla Tunisia. Lampedusa è stata definita la porta d’Europa, ma per l’Unione Europea sembra non esistere. Vi avevamo già documentato sul campo quello che avveniva in un reportage dell’agosto del 2020, tra l’hotspot fuori controllo, con gli immigrati liberi di aggirarsi in paese sebbene fossero sottoposti alla quarantena per il Covid-19, la piazzetta della chiesa diventata un ritrovo abituale per gli spacciatori stranieri appena sbarcati, e le proprietà private devastate dagli accampamenti improvvisati degli immigrati.



 

Intervista ad Attilio Lucia

Per avere un aggiornamento sulla situazione attuale di Lampedusa, abbiamo intervistato Attilio Lucia, coordinatore della Lega, che da tempo documenta ciò che avviene veramente sull’isola e guida le manifestazioni di protesta dei lampedusani.

Attilio puoi illustrarci la situazione a Lampedusa dopo la ripresa degli sbarchi di massa?

La situazione è drammatica perché, come avrete visto l’hotspot, è al collasso. La struttura potrebbe ospitare al massimo 200 persone, invece ce ne sono 1.040. Questa non è accoglienza. Gli immigrati all’interno sono ammassati, dormono all’aperto su alcuni materassini rimediati e hanno a disposizione solo due bagni.

Dalle immagini che sono circolate in questi giorni, gli immigrati sembrano trattati come dei pacchi buttati nell’hotspot di contrada Imbriacola, non come esseri umani bisognosi, come dice la sinistra, di ospitalità e assistenza. Rispetto alle condizioni dell’agosto scorso, documentate durante il nostro reportage, gli immigrati fuggono ancora dall’hotspot?

Dopo il vostro reportage, hanno sistemato la recinzione dell’hotspot e, quindi, non si vedono più immigrati in giro per il paese. Hanno anche ampliato la struttura. Ora il problema si manifesta al momento dello sbarco, perché tanti immigrati sono positivi al Covid-19 (secondo i dati del Viminale, il 20 per cento degli immigrati sbarcati in Italia sono positivi al Covid-19, ndr). Ricordo che a Lampedusa non è presente l’ospedale (solo un poliambulatorio, ndr) ed è operativa una sola ambulanza, che quindi viene utilizzata anche dagli immigrati positivi al virus o con altri problemi di salute. Solo nell’ultimo fine settimana, sono arrivati sull’isola più di 50 immigrati positivi. Nell’hotspot, gli ospiti vivono in totale promiscuità e, per questo, è quasi impossibile mantenere le condizioni di sicurezza per evitare ulteriori contagi. Come ho mostrato in video, peraltro, gli immigrati non indossano le mascherine.

 

Sebbene siano state locate dal governo le navi quarantena, le autorità continuano a usare il traghetto di linea Lampedusa-Porto Empedocle per trasferire gli immigrati.

Esattamente. Nonostante ai contribuenti italiani le navi quarantena costino quattro milioni di euro al mese (il costo unitario per la sola locazione di una nave quarantena è di un milione al mese, ndr), ancora oggi viene utilizzato il nostro traghetto, su cui viaggiano sia le persone sia i rifornimenti alimentari destinati ai lampedusani. Non si capisce il motivo del continuo utilizzo del nostro vitale collegamento con la Sicilia.

Il video seguente è stato girato la notte tra il 24 e il 25 febbraio da Manuel Samaritana e documenta lo sbarco dal traghetto di linea Lampedusa-Porto Empedocle di circa 150 immigrati.

Parliamo dei politici e degli amministratori lampedusani. Pietro Bartolo, eurodeputato del Partito Democratico, e il sindaco Salvatore Martello stanno facendo qualcosa per sostenere la vostra isola?

Questi personaggi continuano a stare in silenzio, continuano a fare il loro gioco e continuano a essere complici di questo traffico di carne umana, perché una persona che tace diventa complice. Curiosamente, il sindaco Martello, dopo il suo ritorno dalla visita a Palazzo Chigi con il presidente Nello Musumeci del settembre scorso, non ha più parlato di immigrazione con i lampedusani. Non so cosa gli abbiano detto durante quell’incontro con l’allora premier Giuseppe Conte e il ministro Luciana Lamorgese. Martello è stato pure proposto dal Partito Democratico come sottosegretario del governo Draghi. Anche Pietro Bartolo tace, nonostante sia un lampedusano e abbia operato come medico nel poliambulatorio per trent’anni. Bartolo sa perfettamente che sull’isola non funziona nulla e sa benissimo che noi lampedusani abbiamo enormi disagi. Come detto, non c’è un ospedale, un logopedista, un pediatra e un ginecologo sempre disponibili. Infatti, una settimana fa è successa un episodio gravissimo. Dopo un aborto spontaneo al terzo mese di gravidanza, una donna ha avuto una grave emorragia. Si è recata al poliambulatorio di Lampedusa e i medici le hanno detto che doveva essere trasferita in Sicilia perché in quel momento non era presente un ginecologo sull’isola. Ma contano le vite dei lampedusani? Sembra che non freghi niente a nessuno ed è questa la nostra rabbia.

 

 

Sembrerebbe quindi che amministratori e politici pensino solo agli immigrati e mai a lampedusani.

Questi soggetti creano il vero razzismo, perché ci mettono gli uni contro gli altri. Dovreste venire a Lampedusa per appurare chi veramente lo diffonde. Faccio un esempio: spesso i lampedusani, che hanno chiamato il poliambulatorio per un malore o un incidente, si sono sentiti rispondere che dovevano aspettare perché l’ambulanza era impegnata al molo Favaloro per uno sbarco di immigrati.

Mentre era in corso l’intervista ad Attilio Lucia, è stata diffusa la notizia del pattugliamento della zona SAR (ricerca e salvataggio) della Libia dell’aereo Colibrì della Ong Pilotes Volontaires, con a bordo Pietro Bartolo. Peraltro, l’eurodeputato ha affermato falsamente che la Guardia Costiera libica non risponda alle segnalazioni di emergenza degli immigrati nella propria aerea di competenza (dall’inizio del 2021, i libici hanno salvato e riportato in Libia ben 4.862 immigrati). “Vedi quelle persone, percepisci la loro paura, la disperazione, ma non puoi fare nulla” ha dichiarato Bartolo, e ovviamente non si riferiva ai suoi conterranei di Lampedusa.

La situazione sanitaria a Lampedusa

Torniamo alla situazione sanitaria sull’isola. Ancora nel 2021, come detto, a Lampedusa non è presente un ospedale, ma solo un poliambulatorio. Una donna incinta si deve recare in Sicilia per partorire.

Sì, esattamente. Per le emergenze, viene attivato il trasferimento in Sicilia con un aereo da soccorso, mentre le donne in gravidanza devono partire un mese prima del parto, sobbarcandosi le relative spese di vitto e alloggio. Per curiosità, ho consultato i dati della prefettura riguardanti i fondi pubblici spesi per l’accoglienza degli immigrati a Lampedusa. Stiamo parlando di 30 milioni di euro. Quanti ospedali avrebbero potuto costruire sull’isola? Da questo, si capisce l’enorme business che ruota attorno all’immigrazione, milioni e milioni di euro che non si capisce bene dove vadano a finire. E tutto questo mentre noi lampedusani siamo ridotti come un secolo fa o forse peggio.

Non solo la sanità, pure le strade e le infrastrutture di Lampedusa sono in condizioni deprecabili. Nel reportage dell’agosto scorso, ho potuto ammirare le palme che il sindaco Martello ha fatto piantare davanti al suo albergo.

Questo sindaco ci ha portato all’esasperazione. Non ce la facciamo più. Non vediamo l’ora che passi questo ultimo anno che porterà alle elezioni comunali. Martello non ci ascolta ed è completamente disinteressato ai bisogni dei suoi cittadini.

Il 16 febbraio, il sindaco Martello ha annunciato la costruzione del “Memoriale delle migrazioni” nell’area della Cava di Cala Francese e la Cuc (Centrale Unica di Committenza di Pantelleria, Lampedusa e Linosa, Ustica e Salemi) ha pubblicato l’avviso per l’individuazione della ditta che eseguirà i lavori, per una spesa pari a 323mila euro.

Questa è la solita sceneggiata per sfoggiare la loro umanità. Non so sinceramente quanto questi soggetti siano veramente interessati alle tragedie successe nel Mediterraneo. Altrimenti farebbero altro, invece che limitarsi al ricordo. In campagna elettorale, il sindaco Martello aveva promesso la chiusura dell’hotspot, come hanno fatto i suoi predecessori. Poi quando vedono l’entità di soldi che girano, tornano sui proprio passi.

Dopo il reportage a Lampedusa, molti mi hanno chiesto perché i lampedusani non si ribellino a quanto ormai da anni sta avvenendo in merito all’immigrazione.

I lampedusani sono stanchi, ormai esausti da questa situazione. Quando abbiamo fatto manifestazioni di protesta, abbiamo raggiunto un solo risultato: tantissime denunce. Nessun sindaco poi ci ha appoggiato. Troppi soldi e interessi in gioco.

Nel suo discorso programmatico, il nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi ha parlato di rimpatri e ricollocamenti degli immigrati in Europa. Questa linea politica non fermerà comunque gli sbarchi a Lampedusa.

Lampedusa è stata definita la “Porta d’Europa” e, per questo motivo e per ricordare gli immigrati morti in mare, è stato costruito un monumento sull’ultimo promontorio a sud dell’isola. Lampedusa è stata ed è invece la porta dove entrano i soldi. Peraltro, la scorsa estate, Bartolo aveva lanciato una raccolta fondi per restaurare quel memoriale. Ricordo che costui, ancora prima di essere un eurodeputato, è un lampedusano che avrebbe dovuto pensare ai suoi conterranei, alla costruzione di un ospedale. Cosa ha fatto per la sua isola?

Francesca Totolo



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