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Roma, 26 mar – La situazione è obiettivamente preoccupante. E non solo, com’è ovvio, per l’emergenza pandemica, che continua a mietere vittime, nonostante l’eroico operato di medici e infermieri. Nemmeno solo per il cataclisma economico che il coronavirus comporta e comporterà per l’Italia e per gli altri Paesi coinvolti. Tutto questo è noto. Ma accanto a questi elementi, su cui giustamente sempre si pone l’accento, ve n’è un altro, che invece non è quasi mai menzionato. E che richiede, a mio giudizio, una non meno seria e sobria riflessione, a giusta distanza dagli eccessi e dalle psicosi.

Cedere libertà in nome dell’emergenza

Per gettare luce su questo elemento preoccupante, prendo le mosse da una sortita televisiva di una nota giornalista italiana. Che tranquillamente ha potuto dire, come se fosse la cosa più ovvia del mondo: “Trovo sterili le polemiche politiche in questo momento”. Ecco, un raffinato modo per dire che il diritto di opposizione è sospeso. Che la facoltà della critica e del dissenso è momentaneamente ibernata. Chi si azzardasse a muovere critiche razionali, a sollevare dubbi e a fare opposizione rispetto a politiche come quelle, tra le tante, del discusso e discutibile decreto “Cura Italia”, sarebbe per ciò stesso fuori luogo. Sarebbe anzi, secondo un termine caro alla neolingua, uno “sciacallo”.

La conseguenza è, credo, sotto gli occhi di tutti: data l’emergenza, occorre rinunziare a un’ulteriore libertà, accanto alle tante che già, in questa fase, sono state – chissà fino a quando – temporaneamente sospese: alludo alla libertà della critica e della sua libera espressione, che è poi uno dei pilastri di uno Stato libero e democratico.

Droni e cittadini-psicopoliziotti

Insomma, si deve cadavericamente seguire la linea dominante, quella del governo e dei suoi provvedimenti, e poco conta, in fondo, se una dopo l’altra, con lenta e solerte continuità, stiano venendo meno tutte le libertà fondamentali e si stia instaurando uno stato di sorveglianza ubiquitaria e, direbbe Foucault, “panottica”: droni che ci controllano dall’alto, celle telefoniche che tracciano i nostri spostamenti, cittadini che per paura compiono delazione e si mutano in psicopoliziotti pronti a denunciare il proprio vicino di casa.

L’emergenza Coronavirus c’è ed è realissima, lo ripeto. Ma v’è anche – ciò di cui si parla meno – l’emergenza della sospensione dello Stato di diritto: “Non v’è alternativa”, l’ha detto Conte sabato 21 marzo, citando – consapevole o no – l’eroina del liberismo, Margaret Thatcher. In nome dell’emergenza, si mettono tra parentesi le libertà. In nome della sicurezza, si sospende la Costituzione. In nome della lotta contro il virus, si destituiscono di legittimità la critica, il dissenso e l’opposizione all’ordine dominante e alla sua narrazione. Con le parole di 1984 di Orwell, “se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera”.

Diego Fusaro

2 Commenti

  1. “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà, né la sicurezza.” (Franklin)

    Siamo arrivati alla questione: che se ne preoccupi un marxista però è quantomeno comico.
    Ora ci manca magari un bel penegirico di Odifreddi e/o Rizzo e poi possiamo essere soddisfatti.

  2. Ci siamo dentro da un pezzo (sorvegliati), ma hanno seri problemi tecnici di gestione e visione dati, interpretazione e valutazione “democratica” sul da farsi… D. Fusaro, io, tutti pensiamo di essere nei loro panni! Può dare “fastidio” ma è utile.

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