La saga del Signore degli Anelli, scritta dal geniale J. R. R. Tolkien oramai qualche decennio fa, non ha certo bisogno di presentazioni. Si tratta di una delle trilogie più avvincenti, epiche e conosciute, oltre che lunghe, di tutta la storia letteraria la cui influenza è ancora presente al giorno d’oggi appassionando tantissimi lettori.

Ma ovviamente, un po’ come potrebbero insegnare le migliori app scommesse, perché fermarsi quando si sa che con una mano vincente si può ottenere molto, ma molto di più? È questo il caso, per l’appunto, dei tre film che il regista neozelandese Peter Jackson (che ricordiamo anche per Splatters gli Schizzacervelli oppure Bad Taste) ha voluto realizzare per portare sul grande schermo la mastodontica opera di Tolkien.

Una trilogia che gli ha fruttato ben 17 Oscar, dei quali ben 11 sono andati al terzo capitolo cioè Il Ritorno del Re, ma dovete sapere che prima di Peter Jackson e la sua Nuova Zelanda “convertita” a Terra di Mezzo ci sono stati altri tentativi di riportare i mondi di Tolkien al cinema.

Durante gli anni Sessanta, infatti, pare che ci fosse la possibilità di vedere un primo film con protagonisti i Beatles e con Stanley Kubrick alla regia. Possibilità che svanì nel nulla poiché fu proprio lo stesso Professore a negare i diritti per la sua opera.

Passano gli anni, ma l’idea di portare le gesta dell’Anello e di tutte le vicende ad esso legate, è comunque rimasto un chiodo fisso di Hollywood. Quindi, a suon di diritti, rinvii, sceneggiature, progetti e tentativi di convincere Tolkien, arriva la fine degli anni Settanta. Il termine di uno storico decennio, ma che ha portato anche sullo schermo la prima versione animata del Signore degli Anelli.

Correva dunque l’anno 1978 e Ralph Bakshi (autore anche dell’irriverente Fritz il Gatto basato sulle vignette del fumettista underground Robert Crumb) porta nei cinema questo curioso progetto “ibrido”. Perché ibrido? Ovviamente perché mescolò delle scene girate con attori reali assieme a quelle disegnate ed animate, insomma, in una parola qui si è utilizzata la tecnica del rotoscope.

Purtroppo è vero che tale tecnica, per quanto interessante in alcune scene come quella del prologo, risultò piuttosto “limitante” per la movenze di personaggi come Gollum oppure il Balrog. Inoltre non va dimenticato che tale opera risulta abbastanza “monca” dato che il tutto termina alla battaglia del Fosso di Helm lasciando lo spettatore in sospeso.

Comunque sia, per quanto criticato ed amato allo stesso tempo, il film venne a costare quasi 4 milioni di dollari e ne incassò una trentina andando ad influenzare persino lo stesso Jackson che ha “riportato” alcune scene del film di Bakshi nel suo. Alcuni esempi? La festa di compleanno di Bilbo Baggins ed uno dei primi incontri con gli Spettri dell’Anello senza dimenticare le sequenze “omesse” come il capitolo Nebbia sui Tumulilande.

PS tendiamo poi a ricordare tale pellicola anche per una certa fedeltà all’opera di Tolkien soprattutto per quanto riguarda le canzoni e le poesie che arricchiscono ulteriormente l’opera. Un consiglio? Recuperatelo e fateci sapere che ne pensate!

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