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Roma, 11 feb – Quando dichiararsi anticomunisti comportava qualche rischio, di anticomunisti in giro se ne trovavano pochi. Anzi, a dirla tutta, quando il comunismo esisteva davvero, teneva sotto il suo tallone metà dell’Europa e nell’altra metà era l’ideologia obbligatoria per fare carriera nel mondo della cultura e dell’informazione, molti degli attuali esponenti del centrodestra stavano in Lotta continua. Oggi che essere anticomunisti non costa nulla, invece, se ne fa una bandiera, con sommo sprezzo dell’anacronismo e pure del ridicolo.



Il centrodestra e l’anticomunismo istituzionale

Quando, nel giugno del 1960, i camalli genovesi scendevano in piazza con i ganci da lavoro a caccia di fascisti, le eroiche manifestazioni pubbliche di anticomunismo erano piuttosto rare. Oggi, invece, il consiglio comunale di Genova ha approvato un ordine del giorno proposto da Forza Italia e passato con i voti di centrodestra e Italia viva (il Pd si è astenuto, mentre il M5S non ha partecipato alla votazione) per l’istituzione di un’anagrafe anticomunista. Il documento impegna sindaco e giunta ad aderire all’anagrafe antifascista istituita dal comune di Stazzema, ma anche ad istituire un’anagrafe virtuale «antifascista- antinazista- anticomunista- antidemocratica ed eversiva», a promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare contro la propaganda delle ideologie fasciste, naziste, comuniste, eversive e antidemocratiche, nonché contro la produzione e la vendita di oggetti e simboli che richiamino tali ideologie.

Immediato lo psicodramma del Pd, messo sotto accusa per l’astensione e quindi costretto a scusarsi: «Il voto è stato un errore – scrive in una nota il gruppo Pd in Comune – il documento nell’impegnativa da una parte sosteneva ancora una volta la raccolta firme per l’anagrafe antifascista, dall’altra introduceva un’equiparazione storicamente inaccettabile». L’equiparazione di fascismo e comunismo, continua il Pd, «è un insulto alla memoria della città medaglia d’oro alla Resistenza. Riconoscimento dovuto anche al sacrificio di tanti comunisti genovesi».

Un’operazione grottesca

Comiche dem a parte, tuttavia, è l’intera operazione che va relegata senza indugi nel campo del patetico e del grottesco, benché si rifaccia all’«autorevole» precedente della analoga mozione Ue, che già a suo tempo criticammo, riscontrandovi un viatico alla «uccisione della riflessione critica tramite annegamento nel flusso della banalità democratica, per cui l’unico criterio per giudicare il passato sono i “milioni di morti” e l’insegnamento che da essi dobbiamo trarre  “affinché ciò che è accaduto non si ripeta”», nonché una «ulteriore restrizione della libertà di pensiero e di espressione». Insomma, sommare idiozia a idiozia non può mai portare a un risultato intelligente. E, del resto, sottolineavamo come l’equiparazione tra fascismo e comunismo, già ipocrita e moralistica di suo, fosse anche inservibile, perché, mozioni o non mozioni, anagrafi o non anagrafi, «il comunismo, in questa società, sarà sempre un male relativo, mai il male assoluto».

Il centrodestra tra anticomunismo e antifascismo

Che iniziative di questo genere riprendano fiato ora, in questa fase politica, è del resto significativo: la corsa alla corte di Draghi ha azzerato ideologie, programmi, scontri dialettici e veti incrociati. Ora che tutti sono appecoronati, che le rispettive narrazioni sono smarmellate sull’altare della competenza, serve un succedaneo di identità politica. E allora, cosa c’è di meglio che fare gol a porta vuota scongelando un po’ di sano anticomunismo (cui farà da contraltare una nuova ondata di isteria antifascista)? Lo stesso 10 febbraio, appena trascorso tra le consuete polemiche, corre ogni anno di più il rischio di tramutarsi in una guerra fredda in sedicesimo, in un simulacro di scontro politico novecentesco fuori tempo massimo, in un derby tra retoriche, in una rappresentazione spettacolare (nel senso di Debord) del confronto tra opposte identità.

Noi, che il comunismo non lo abbiamo mai amato, ci sottraiamo però volentieri al gioco. Non è con le mozioni e con le carte bollate che si scrive la storia e si circoscrive il perimetro di ciò che è politicamente lecito o meno. Non è dalle caricaturali anagrafi politiche che arriverà un’egemonia che o è conquistata sul campo o non è. Sono specchietti per le allodole, ma qui bisognerebbe tornare a essere aquile.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. Preciso e lucidissimo come sempre, il centrodestra oltre la retorica non riesce proprio ad andare e a livello contenutistico e anche ideologico è un buco nero

  2. Scritto esemplare.
    Circa il comunismo, mi permetto di suggerire che non l’abbiamo mai amato come non si può amare solo una parte di un corpo globale, composto da materia, anima e spirito! Ovvero le castrazioni non fanno per noi! Altrimenti non si può certo volare come le aquile…

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