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Roma, 31 dic – “Il 2020 sarà l’anno della destra”, scriveva qualche giorno fa Antonio Funiciello sull’Espresso. Si tratta, come è facile capire, di un’analisi funzionale a rilanciare l’allarme per la presunta fascistizzazione crescente della società, a cui ovviamente occorrerà rispondere con una dose ancora maggiore di vaccino democratico e antifascista, cioè comprando sempre più copie dell’Espresso. Peccato che a questi maldestri tentativi autopromozionali spesso finisca per credere anche la destra stessa, immaginandosi una valanga sovranista in grado ovunque di sommergere quel che resta delle élite globaliste. Tutto molto bello. Peccato che non sia vero niente e proprio l’anno che ora volge al termine si è incaricato di dimostrarlo.

Il fallimento gialloverde

Il 2019 è stato innanzitutto l’anno dell’esperimento gialloverde in Italia: ovvero l’esperienza di governo più sbilanciata in senso populista mai vista all’opera in un esecutivo occidentale. È finita come sappiamo. Dell‘azzardo agostano di Salvini si è parlato anche troppo e non ci interessa tornarci sopra. Quel che resta dei mesi che avevano preceduto lo stacco della spina, invece, lascia decisamente l’amaro in bocca, con una Lega ora inadeguata, ora non interessata alle sfide del potere reale e un M5S che ha dilapidato qualsiasi credibilità in termini di anticonformismo politico, a meno che non si vogliano scambiare per posizioni fuori dal coro delle mere gaffe dovute a impreparazione, inadeguatezza e arroganza.

L’arroganza di Facebook e i limiti dell’antiglobalismo

Il 2019 è stato anche l’anno in cui una multinazionale della Silicon Valley ha deciso di cancellare dalla rete dei partiti legalmente costituiti, fra gli applausi dei semicolti semirivoluzionari. Il fatto che la partita sia stata parzialmente riaperta da un giudice non dovrebbe indurre a cantare vittoria troppo presto, anche perché il moloch del potere informatico dà l’idea di aver usato finora solo un granello del suo infinito potere di coercizione. Alle elezioni europee dello scorso maggio, poi, malgrado una crescita esponenziale nei consensi, i sovranisti hanno ottenuto un ricco pugno di mosche. Il sostegno del gruppo di Visegrad alla Commissione di Ursula Von der Leyen ha ben mostrato quanto fosse illusoria la visione che immaginava addirittura l’esistenza di un contropotere internazionale antiglobalista. Chi ci aveva creduto, si stava in realtà semplicemente identificando in uno spauracchio agitato dal nemico.

Il sovranismo: sociologia, non politica

Il sovranismo, allo stato attuale dei fatti, è sociologia, non politica. Esiste un modo sovranista di comunicare, ma non sappiamo come sia un modo sovranista di governare, almeno nell’Europa occidentale. Il che non significa, attenzione, che un governo valga l’altro e che gli sforzi delle compagini anti progressiste vadano irrisi. Ci aspettiamo tutti un 2020 in cui Giuseppe Conte torni a fare l’oscuro avvocato amico degli amici e in cui un Pd ricacciato all’opposizione torni a inscenare “Radio Londra” dai microfoni dei media mainstream, non foss’altro perché chiunque, al loro posto, farebbe comunque meno danni. L’idea che il più sia fatto e che manchi solo l’ultima spallata per abbattere il globalismo è tuttavia pericolosa, perché ci impedisce di iniziare un lavoro che è ancora tutto da cominciare.

Sovranismo, da cosa ripartire?

In questo senso, il 2019 ci ha aperto varie piste politiche e ideologiche da cui ripartire. La prima delle quali è proprio quella relativa al sovranismo, che resta un compito da attuare: in che senso è possibile dare maggiore rappresentanza ai popoli contro le pretese arroganti delle élite globaliste? Come è possibile tradurre in prassi di governo un discorso contestatario dell’ordine costituito? Ma c’è di più. Il 2019 è stato l’anno di Greta. In questi mesi abbiamo più volte decostruito il mito mediatico di questa marionetta del pensiero unico, sempre specificando, tuttavia, che una questione ambientale esiste realmente, al di là delle banalizzazioni apocalittiche della santona in impermeabile giallo. Anche in questo caso, si tratta di uscire dalla demistificazione e dal sarcasmo per trovare proposte concrete, nostre, alternative al mainstream.

Un piano per la Libia e per l’Africa

Altro tema, altra soluzione da trovare: il 2019 si chiude con la questione libica in cima all’agenda politica. Prima i governi del Pd, poi l’incapacità di Di Maio, con in mezzo una parentesi difficilmente interpretabile dei gialloverdi, hanno trasformato la nostra ex quarta sponda in un focolaio di caos e terrore, che peraltro ora si sta spostando nell’orbita turca. Serve un piano per la Libia. Anzi, serve un piano per l’Africa. Dell’Europa (se questa decidesse di far politica seriamente) o dell’Italia (vale la stessa precondizione). Un piano vero, ispirato alla realpolitik, senza timori politicamente corretti. E se nessuna delle autorità competenti si sveglia su questo, diamo loro una svegliata noi, non pretendiamo dai politici sovranisti solo retoriche consolatorie che alimentino il nostro confirmation bias, imponiamo nel dibattito i problemi veri e le soluzioni concrete.

Quarta e ultima pista: il 2019 è stato anche l’anno dello scandalo del Salone del libro, che ha posto in bell’evidenza la potenza di fuoco culturale della sinistra editoriale. Il sovranismo vuole decidersi a fare le cose serie anche in quest’ambito? Costruire, puntellare, strutturare, stimolare, creare, sviluppare. Non tutto inizia e finisce con i like sui social, ci sono ambiti in cui non si improvvisa e che non danno frutti nell’immediato, ma che sono essenziali per combattere l’antinazione. Cominciamo a coltivarli, il momento è questo.

Adriano Scianca

2 Commenti

  1. Imponiamo nel dibattito i problemi veri e le soluzioni concrete…, smascherando (!) i problemi falsi e le soluzioni opportunistiche! Altrimenti è più dura saltarne fuori.
    La catena è forte quanto l’ anello più debole, cominciamo a capire e studiare qual’ è veramente l’ anello più debole. Sotto a lavorare, comincerei da salute e istruzione o da istruzione e salute.

  2. Egregio Adriano, riprendo il discorso…, il sovranismo non solo non ha ancora vinto, ma non vincerà. Almeno da solo… Non è un elemento di per sé unificante fin tanto che sotto non c’è nulla o troppo poco. Il popolo sta male, è insoddisfatto, ha paura perché non sta bene con se stesso… E se non stai bene con te stesso, non puoi stare bene con gl’ altri (per sopravvivere puoi fare solo il parassita). E’ una questione trascendentale non immanente, o almeno… dal basso non si può aspirare all’ alto?! Vecchia ma irrisolta questione. La salute vera non dovrebbe aver bisogno della “Sanità”, l’ istruzione vera non dovrebbe aver bisogno di costrizioni pubbliche o private, il voler essere professionali nasce da dentro! E’ un uomo sano che manca, certo senza paura e la paura si combatte con la volontà di conoscenza. Ribadisco quindi che il sistema si abbatte solo con vera salute e conoscenza individuale.Tra l’ altro non costa molto se si è capaci di fare e di voler sapere. Buon lavoro e grazie per c.a.
    (Grillo, le 5 stelle, hanno messo il collante (perlopiù revival antifascista), ma non è bastato perché? Ovvio, più ovvio di così…).

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