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CasaPoundRoma, 2 gen – Ha scatenato molte reazioni indignate l’attentato contro la libreria “Il Bargello”, a Firenze, che è costato un occhio e una mano a un artificiere accorso a disinnescare la bomba. Il fatto che ad essere colpito sia stato un uomo delle forze di polizia ha suscitato commenti che non avremmo mai letto se a essere mutilato, o anche ucciso, fosse stato “solo” un militante di CasaPound. C’è, tuttavia, qualcosa che colpisce nelle parole di condanna del gesto che abbiamo letto. È, in particolare, l’assenza di due paroline. La prima è “antifascismo”. La bomba non ha avuto rivendicazioni, ma gli inquirenti sembrano confermare quella che è anche una verità intuitiva: il movente è politico. Cioè? Sui giornali rimbalzano le solite formule di rito: “pista anarchica”, “ambienti antagonisti”. Il che vuol dire tutto e niente.

Eppure il quadro è chiaro: si tratta di un attentato antifascista, preparato con metodo antifascista, da parte di gente che si qualifica come antifascista, per motivazioni che sono antifasciste. Ovviamente la cosa può dispiacere a chi si dichiara antifascista ma le bombe non si sogna di metterle, ma vale lo stesso discorso che viene fatto per l’Isis: non si può censurare la matrice islamica solo perché milioni di musulmani non farebbero male a una mosca. Finché non si avrà il coraggio di nominare la realtà per quello che è, questo ambiente eversivo avrà piena legittimità.

La seconda parolina sfuggita ai commentatori è “CasaPound”. Che, in questa storia, viene incredibilmente citata solo come riferimento logistico, come se la bomba fosse stata “presso” CasaPound e non “contro” di essa. Come se CasaPound non fosse l’obbiettivo di questo attacco, come se non fosse a Cpi che i terroristi volevano fare male, politicamente e magari fisicamente. Certo, la dinamica è tale per cui si era criminalmente messa in conto l’eventualità di colpire in modo indiscriminato: un passante (erano le 5 di mattina, ma era pur sempre capodanno…) o, appunto, un uomo delle forze dell’ordine, ma come effetti collaterali di un’azione che aveva CasaPound nel mirino.

Ora, di fronte a questa evidenza, ognuno può ovviamente scegliere di restarsene in un silenzio prudente. Aprire bocca per commentare e limitarsi alla (pur doverosa) solidarietà all’agente è invece un atto moralmente peggiore dell’aver messo la bomba stessa, perché ribadisce, in modo ipocrita e obliquo, quella stessa delegittimazione che i bombaroli volevano portare avanti con la violenza. Di fronte alla pavidità di chi non riesce a nominare CasaPound nemmeno in una circostanza del genere, chi vorrebbe cancellarla non solo dalle dichiarazioni, ma anche dalla faccia della terra, deve sentirsi ben confortato. Il messaggio è chiaro: CasaPound è un obbiettivo legittimo, le forze dell’ordine no. A chi ha colpito si chiede solo di aggiustare il tiro. Magari la prossima volta li faranno contenti.

Adriano Scianca

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4 Commenti

  1. da dire che i “compagni” da RIVOLUZIONARI,sono diventati i servi sciocchi del sistema,i guardiani del Governo nonchè scendiletto di Ministri e Prefetti.

    del resto quando uno degli idoli della sinistra del web riesce a fare un post sul perchè lui maschietto fa la pipì da seduto come una donna..abbiamo detto tutto.

    bene precisare che anche le BR negli anni 70 venivano fuori da tutto tranne che dal mondo operaio (tranne qualche eccezione) ma lo scollamento definitivo si è avuto proprio negli ultimi anni,in cui il voto degli operai in FABBRICA non è più andato solo a sinistra.

    ormai il peccato originale della sinistra 2.0 (ed è forse per questo che si spiegano gli attentati,dettati più dall’invidia verso chi è VERAMENTE anti sistema piuttosto che da una pretesa motivazione politica) consiste nell’essere la quintessenza della borghesia piccola piccola che una volta contestava e che invece oggi ne costituisce nerbo portante, a cominciare dalla collocazione lavorativa,spesso un ultra sicuro e garantito incarico nella P.A.

    come’era quella canzone….la moglie grassa,la rate,la seicento.
    già.

  2. Non piegheranno CPI ne col piombo ne col tritolo. Questi piccoli utili idioti non sono che vigliacchi come i loro predecessori di cui hanno mutuato il modus operandi. Partigiano tira il sasso e nascondi la mano.

  3. Il Mito antifascista, oltre che dei regimi comunisti e socialisti, è stato, ed è, parte fondante e integrante della struttura leggendaria delle “democrazie” e delle “socialdemocrazie” che attualmente ci governano. Ovvio dunque che il Mito antifascista non venga mai associato a operazioni di matrice violenta. In quanto strettamente connesso al Bene Supremo, il Mito antifascista è in sè buono; è il manifesto dei nostri intellettuali, la luce dei nostri giudici, il sogno dei nostri parlamentari. Non lotta forse il Bene-antifà contro tutti i regimi di estrema destra, i peggiori fantasmi illiberali e “antidemocratici”? L’antifascismo è moralmente superiore, convinciamoci! Altrimenti non si spiegherebbero le brigate antifasciste inviate a colpire CPI. Possiamo solo sperare non restino impunite, ma la piega presa dalle indagini non lascia ben sperare.

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