Roma, 26 mar – Lo scandalo che si è abbattuto su Laura Boldrini è di quelli che fanno rumore. Se ti atteggi a paladina dei diritti delle donne e degli immigrati, del resto, non è che poi ti metti a sottopagare e maltrattare una colf moldava e un’assistente parlamentare. Non che l’ex presidente della Camera, nel tentativo disperato di salvare la sua reputazione, non abbia fornito la sua versione. Dapprima ha scritto una lettera al Fatto Quotidiano, dove Selvaggia Lucarelli ha risposto per le rime. E poi ha rilasciato un’intervista a Repubblica, dove però è subito diventato chiaro che la toppa era peggio del buco: «La mia assistente mi prenotava il parrucchiere perché sono una donna sola», ha affermato con disarmante candore Donna Laura. Una dichiarazione che, non a caso, non è affatto piaciuta al sindacato dei collaboratori parlamentari, che non ci ha pensato due volte a portare la Boldrini alla sbarra.



Una difesa imbarazzante

A parlare, infatti, è stato José De Falco, presidente dell’Associazione collaboratori parlamentari. Il quale ha rilasciato al Corriere della Sera parole molto dure contro l’ex presidente della Camera. Commentando la goffa difesa di Donna Laura, De Falco ha parlato senza mezzi termini di «dichiarazioni inaccettabili, siamo indignati». Insomma, qui non c’è alcuna «campagna d’odio», come preteso dall’accusata. Anche perché lei stessa ha ammesso che la sua assistente parlamentare Roberta le andava a ritirare gli abiti dal sarto e doveva scomodarsi per prenotarle il parrucchiere. Senza contare il fare autoritario con cui la Boldrini trattava i suoi collaboratori: come fa notare il Corriere, in effetti, «in Leu c’è chi ricorda di molti conflitti quando era presidente della Camera, con diversi dirigenti generali della polizia dell’ufficio sostituiti e continui ricambi nello staff».

I collaboratori parlamentari contro la Boldrini

Adesso però, appunto, è lo stesso sindacato dei collaboratori parlamentari ad attaccare frontalmente la Boldrini: «Nessuno può avvalersi di personale stipendiato per scopi privati con fondi pubblici», tuona De Falco. «C’è una dignità della funzione, un rispetto dei lavoratori da preservare. Anche perché spesso chi si lamenta viene cacciato e denunciato. E molti casi non vengono a galla perché coperti da accordi di riservatezza. Servirebbe una riforma dei contratti, che è ferma da troppo tempo». E la saga continua.

Elena Sempione

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