È una specie di partito eterno, un’unica corrente che cambia di volta in volta nomi, simboli, sigle, leader, ma esprime sempre la stessa narrazione, è espressione degli stessi ceti, si giustifica con le stesse strategie legittimanti. E, purtroppo per i suoi fan, ottiene sempre gli stessi risultati elettorali prossimi allo zero. Chiamiamolo il Partito eterno della bella gente, quello che potrebbe finalmente far diventare l’Italia «un Paese normale», se solo qualcuno lo votasse, ma sfortunatamente non lo vota mai nessuno. Il Pebg è il partito liberale, «europeo», serio, posato, quello che piace a chi commenta la politica, ma molto meno a chi la politica deve sostenerla con i suoi voti. Esso può assumere le forme più svariate. Qualche anno fa fu Fli, il partito di Gianfranco Fini. Poi si trasformò in Fare per fermare il declino. Fu anche, per un certo momento, Scelta civica. Ci sono state le meteore, come Stefano Parisi e il suo Energie per l’Italia, movimento conosciuto a stento dai parenti stretti del manager. Oggi il Pebg ha trovato un altro illustre esponente da gettare nella mischia: Carlo Calenda

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di settembre 2022

Calenda? Un hashtag vivente

In realtà, Calenda non esiste. È un hashtag, una tendenza twitter, una moda virale. Può esistere solo sui social perché quello è il solo luogo della realtà in cui il secchione e il bullo possono sovrapporsi sulla stessa persona. Nel mondo reale, Calenda durerebbe cinque minuti. Nella bolla twitter dei commentatori e wannabe Mentana italiani, ce lo troviamo tra le scatole da qualche anno.

Figlio del banchiere Fabio Calenda e della regista Cristina Comencini, l’astro nascente della bella gente ha avuto una felice infanzia pariolina e agiata, in cui ha trovato modo di mettersi alla prova, da bambino, davanti alla macchina da presa. Ha esperienze lavorative in Ferrari, Sky, Confindustria. Nell’ottobre 2012 è tra i firmatari del manifesto politico «Verso la Terza Repubblica» dell’associazione Italia Futura, fondata da Luca Cordero di Montezemolo, il suo mentore.

Montezemolo è un esponente di spicco del Pebg, della corrente dei Grandi Inespressi. Vi fanno parte anche altri grandi nomi, tipo Corrado Passera. Sono quelli che stanno sempre per scendere in campo, sono pronti a salvare l’Italia, stanno lì lì per schierarsi, hanno già tutto pronto, ma poi restano sempre in panchina, pronti a essere scongelati alla prossima crisi politica. Sono le eterne riserve della repubblica, l’equivalente tecnocratico dei Giuliano Amato o degli Antonio Maccanico, i nomi buoni per tutte le stagioni.

Il club dei 4 cognomi

In questo circolo di tecnocrati col ciuffo, la soluzione dei nostri mali in tasca e quattro cognomi per ogni cranio, l’astro di Calenda prende il volo, o quasi. Nel febbraio 2013 si…

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