Roma, 26 gen – Non sta scritto da nessuna parte che alla fine deve vincere Mario Draghi e con lui il Pd che tanto lo sostiene nelle sue mire per il Quirinale: il centrodestra da domani può imporsi ed essere decisivo. Si fa un gran parlare (spesso a sproposito) di quale nome di Lega-FdI-FI potrebbe andare bene al centrosinistra: ma dove sta scritto che pure stavolta devono decidere i compagni? Al contrario, stavolta il centrodestra ha un’occasione storica dopo che per decenni il presidente della Repubblica è stato imposto dal centrosinistra. Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno anzi il dovere di lottare, nella battaglia per il Colle. Perché il Pd continua imperterrito a dire no a qualsiasi nome proposto dal centrodestra, continua a minacciare che senza un candidato condivisibile la maggioranza è a rischio.

Il Pd vorrebbe ancora dettare legge

Anzi, il partito di Enrico Letta, abituato male, vuole dettare legge anche stavolta che il centrodestra parte in vantaggio, con più grandi elettori. Tanto che i dem non fanno mistero che piuttosto che permettere che al Colle vada un nome del centrodestra sono disposti ad assecondare le mire del premier Mario Draghi. L’ex numero uno della Bce autoproclamatosi candidato al Quirinale, ci vuole andare direttamente da Palazzo Chigi. Si vocifera che Draghi avrebbe imposto un aut aut: o va al Colle oppure, se resta premier, decide tutto lui e al primo scontro in maggioranza fa saltare tutto. Il nodo, al di là delle ricostruzioni degli scenaristi, è che assecondando Draghi si creerebbe un problema per il governo.

Se il premier va a fare il presidente della Repubblica, il problema principale è come proseguire la legislatura, con quale governo, con quale presidente del Consiglio. In tal senso a quanto pare il leader della Lega avrebbe alzato la posta chiedendo un rimpasto: un governo dei leader, l’ha definito la stampa. Più prosaicamente, Salvini sarebbe tornato al Viminale allontanando finalmente la Lamorgese. A quel punto il premier avrebbe potuto essere pure un Di Maio (come si è vociferato). E pure il Pd obtorto collo sarebbe rimasto al governo, con le giuste poltrone assicurate. Ma a quanto pare Draghi non avrebbe dato alcuna garanzia in tal senso. A quel punto allora il centrodestra ha lavorato a un’alternativa vincente per stoppare la corsa del premier verso il Colle.

Mossa che ha scatenato la reazione del centrosinistra, deciso a impedire che al Quirinale andasse un nome dello schieramento opposto. A tal proposito va ricordato che mentre vi scriviamo il centrodestra ha già espresso una rosa di tre nomi – Nordio, Moratti, Pera – tutti e tre bocciati dal centrosinistra, che invece non ha ancora fatto alcun nome. I motivi possono essere i più diversi, ce ne vengono in mente due: Letta, Conte e Speranza non sono in grado di trovare un nome condiviso; puntano su Draghi o al limite sul bis di Mattarella. Ciò che è evidente insomma è che il centrosinistra farà muro contro muro fintanto che il centrodestra non si piegherà e farà finta di proporre un nome in realtà concordato con Pd e compagni.

Draghi presidente? No, il centrodestra non assecondi il centrosinistra

L’alternativa è quel Mattarella bis che tanti auspicano come soluzione perfetta per tenere Draghi a Palazzo Chigi. Dal canto suo, il diretto interessato – come è noto – da tempo ha detto chiaramente di non essere disponibile per un secondo mandato. Certo è che se venisse votato da una larga maggioranza difficilmente potrebbe tirarsi indietro. A maggior ragione che Draghi a Palazzo Chigi ce l’ha messo lui. Ma qui casca l’asino: perché mai il centrodestra dovrebbe assecondare il centrosinistra? Posto che il Pd pur di restare al governo è disposto a tutto e posto che il M5S pur di non tornare al voto è disposto a tutto, il centrodestra ha il dovere di provare a imporsi.

E’ l’occasione giusta per riscattare un minimo la politica, in nome della democrazia, della Repubblica parlamentare italiana, e uscire dalla logica del “nessuno può dire no a Draghi”. In passato per eleggere il capo dello Stato ci sono volute molte votazioni. Non è vero che stavolta va eletto prima possibile, perché c’è la pandemia, ci sono i soldi Ue del Pnrr et similia. E’ Letta che ha fretta di vincere ancora una volta. Il centrodestra si prenda tutto il tempo necessario. Non deve arrendersi con facilità, non deve temere di passare per chi ostacola o rallenta il processo democratico. Anzi, è vero proprio il contrario.

Ci volesse pure un’altra settimana, o due: l’importante è che i partiti tornino a fare politica, a ristabilire la centralità del Parlamento. Rispetto a Draghi e ai tecnocrati, ai “ce lo chiede l’Europa”, ai “bisogna rassicurare i mercati”. E’ un’occasione storica, l’abbiamo detto. L’occasione propizia per il centrodestra.

Adolfo Spezzaferro

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