Roma, 29 ott — Quando l’unico gay dichiarato di Palazzo Madama è del Pd e bolla il ddl Zan come «medievale», finendo così per subire l’ostracismo dei suoi colleghi e compagni di partito eterosessuali: è quanto sta accadendo al senatore Tommaso Cerno, che intervistato dal Giornale esprime tutto il suo dissenso per il disegno di legge fortunatamente affossato mercoledì in Senato.



Cerno, il ddl Zan, non l’ha votato. «Arrivati al voto, ho comunicato che non avrei partecipato, per evitare di passare per boicottatore a voto segreto». Ancora più gustoso, poi, che sia proprio un omosessuale a definire «medievale» uno dei cavalli di battaglia dell’establishment, di quell’élite pronta ad agitare lo spauracchio del «Medioevo» ogni qual volta arriva il momento di promuovere le istanze tanto care al mondo degli unicorni progressisti: diritti Lgbt, aborto, eutanasia, liberalizzazione della droga. «Basta Medioevo!», frignano le pasionarie. Ma secondo Cerno, che decisamente non si può definire conservatore — è stato dirigente nazionale dell’Arcigay e fra i promotori del Gay Pride di Venezia — il Medioevo è qui e ora: e viaggia in groppa ai sostenitori della Zan.

Cerno: “Il ddl Zan? Medievale”

«Il ddl Zan? Altro che legge di civiltà che ci allontana da Polonia e Ungheria: un testo tardo-medievale, già vecchio, malfatto: per questo non ho partecipato al voto», spiega Cerno, raccontando di aver tentato per mesi di convincere il Pd a modificare il disegno di legge. «Ho ripetuto in tutte le salse che quel testo aveva molti difetti, che rischiava di istituire un grottesco e sbagliato reato di opinione, che poteva essere migliorato. Invece lo hanno proclamato intoccabile, come se Zan fosse Mosè e il suo ddl fossero le tavole della legge dettate dal dio dei gay».

Ostracizzato dai dem

Per tutta risposta, i dem gli hanno fatto terra bruciata intorno. «Mi hanno escluso da qualsiasi tavolo sulla questione, nonostante io sia l’unico gay dichiarato di Palazzo Madama, perché contestavo il merito della legge e la linea dem del tutto o niente. Sono arrivati persino a telefonare alle trasmissioni tv che mi invitavano, per dissuaderle», denuncia Cerno. «Mercoledì ho chiesto di intervenire in aula e mi è stato detto che era un dibattito solo procedurale e non serviva. Si sono comportati da omofobi, loro che si dipingono come omofili».

I franchi tiratori del Pd

Cerno passa poi a fare un conteggio dei franchi tiratori. I conti dei dem, sostanzialmente, non tornano. «Il Pd dice 16, Matteo Renzi dice 40, secondo me qualcosa di meno. Per stare certi direi 31, visto che so chi sono i 15 del centrodestra che hanno votato con il Pd a sostegno del ddl, e 16 più 15 fa trentuno. Ora Enrico Letta dà tutta la colpa a Renzi, ma anche se tutti quelli di Italia viva avessero votato col centrodestra, non hanno certo quei numeri. Molti franchi tiratori venivano dal Pd: alcuni perché condividevano le mie critiche al testo, altri perché molto cattolici e quindi contrari in toto».

Cerno: il flop Zan è colpa del Pd

Il senatore addita il Pd come primo responsabile del flop. «L’unica cosa che gli importava non era avere una buona legge, ma avere una bandierina con il marchio Pd. Si sono appesi al feticcio di una legge al ribasso, nata vecchia e scritta male, hanno raccontato che avevano i voti, e il risultato si è visto. La destra ha fatto quel che aveva annunciato, con qualche senatore che ha votato dall’altra parte. La sinistra ha fatto la sinistra, e si è spaccata». Perché i dem hanno ascoltato Zan e non Cerno? Lapidaria la sua risposta: «Mah, cosa le devo dire, siamo tutti finocchi ma qualcuno è più finocchio degli altri».

Cristina Gauri

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