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Roma, 11 set – «E mo’ se pijamo Roma», avranno pensato Monica Cirinnà e suo marito Esterino Montino, sindaco di Fiumicino. Sì perché la paladina delle lobby Lgbt, quella del «Dio patria famiglia, che vita de merda», era pure uscita allo scoperto: l’obiettivo è quello di candidarsi alle primarie del Partito democratico, spuntarla e andare a detronizzare la Raggi al Campidoglio. Tutto bellissimo (si fa per dire), ma la pasionaria dell’ideologia gender ha fatto i conti senza il proverbiale oste. Che, ovviamente, in questo caso è il suo partito. Il Pd, infatti, non ne vuole sapere di affidarle una candidatura pesante come quella a sindaco di Roma.

«Autocandidatura surreale»

Come rivelato da Giovanna Vitale su Repubblica, al Nazareno la situazione è ancora caotica, e comunque Zingaretti non vuole affrontare il discorso della capitale prima delle Regionali. Anche perché ci sono ancora una coalizione da assemblare, trattative da imbastire, tessere del puzzle da incastrare con gli alleati Leu, Italia viva ecc. È per tutti questi motivi che dalla centrale del Pd hanno derubricato a «dibattito surreale» quella che è «l’ennesima autocandidatura» alle primarie per Roma. Tradotto: al Nazareno non hanno preso bene la fuga in avanti della Cirinnà.

Cirinnà silurata

Di più: pare che le primarie neanche si terranno. L’idea, infatti, è quella di aspettare e poi piazzare un nome pesante, cioè un big capace di conquistare davvero il Campidoglio. Un’impresa non facile: il Pd ha già incassato il no di Enrico Letta, David Sassoli e, pare, anche di Franco Gabrielli. Ora, a quanto risulta, qualcuno della dirigenza ha iniziato il corteggiamento a Roberto Gualtieri, che però molto difficilmente abbandonerà il Mef per finire nel pantano romano. Sia come sia, una cosa è certa: si dovranno mettere il cuore in pace non solo la Cirinnà, ma anche gli altri illustri sconosciuti che hanno lanciato la propria candidatura alle primarie. E cioè Caudo, Ciani e Zevi. Con questi nomi, la Cirinnà deve aver pensato di vincere facile. Peccato solo che la gara non si terrà mai. Il Partito demcoratico, che di democratico ha sempre meno, ha ormai optato per l’investitura dall’alto. Amen.

Elena Sempione

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