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Roma, 2 apr – Il calcio, che oltretutto è fermo, non c’entra. E non c’entrano le opposte fedi pallonare, che magari mettono pure in imbarazzo i loro rispettivi sostenitori e nemici politici. Il “derby” tra il sindaco di Milano, Beppe Sala, e il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, si sta giocando nell’emergenza coronavirus che ha colpito il loro territorio in modo durissimo. Bene, sul campo dei fatti, al momento non c’è partita. Fontana sta surclassando Sala sotto tutti i punti di vista. Al netto delle specifiche competenze che investono più direttamente l’Ente regionale rispetto al Comune capoluogo, il governatore si è dimostrato ben più all’altezza della situazione del primo cittadino milanese.

Cominciamo dalla comunicazione. Il presidente lombardo, come i suoi assessori, informa quotidianamente cittadini e media con circostanziati punti stampa, supportato, anche via social, dall’efficiente struttura interna di Lombardia Notizie. Ricordiamo che agli albori dell’emergenza nata in Cina, Fontana aveva da subito richiesto misure di monitoraggio e isolamento di quanti, specie tra gli studenti, provenissero o rientrassero dalla zona dove era esploso il contagio. Aveva parlato di chiusura dei confini e blocco dei voli. Per tutto questo fu accusato di chissà poi quale forma di razzismo e xenofobia. Venne anche messo all’indice per il video con la mascherina, allorché fu costretto alla quarantena dopo che una sua collaboratrice era risultata positiva. “Crea allarmismo”, denunciarono i suoi detrattori e avversari.

Tutta un’altra politica

Tra questi c’era anche l’ineffabile Beppe Sala che, sul piano dell’immagine, è ritenuto personaggio che ne sa una più del diavolo. Ebbene, costui si era da subito impegnato in iniziative di simpatia e solidarietà verso i ristoratori cinesi (da “abbracciare” e da cui servirsi abbondantemente di involtini primavera); si distinse, a poche ore di distanza dall’aperitivo pubblico (fatale al medesimo?) di Nicola Zingaretti, nell’ormai tristemente famoso “Milano non si ferma”, con tanto di video motivazionale seguito da foto social con maglietta (oggi un cimelio da collezionisti). Inutile dire che i media fecero passare Fontana per “pirla”, mentre coccolarono l’improvvido Sala, assolvendolo pure quando i fatti lo esposero a una figura meschina.

Per quanto riguarda l’azione politica e amministrativa il confronto tra i due è altrettanto impietoso. La Regione avrà avuto certamente le sue mancanze, ma è stato da subito evidente che da un lato aveva compreso la gravità della situazione, dall’altro aveva posto in essere misure adeguate all’allarme provocato dalla diffusione del virus. Dal presidente al resto della giunta, dai funzionari ai dipendenti, la macchina di Palazzo Lombardia si è messa in moto nei vari ambiti di sua competenza, a cominciare dalla gestione dei propri uffici per cui è stato disposto in tempi brevi lo smart working. La sanità lombarda, eccellenza riconosciuta già prima, ha reagito, pur in un quadro disperato, in modo esemplare. E pensare che proprio la messa in discussione dell’efficienza della stessa è stata la causa di un primo grande scontro tra lo stesso Fontana e il presidente del Consiglio Conte: “Vaffa… cialtrone!”, avrebbe urlato il governatore al premier chiudendo bruscamente una videoconferenza col governo e gli amministratori di tutta Italia.

L’assenza del governo e le sparate di Sala

Già, il governo. Forse qualcuno avrà notato che, dall’inizio della crisi, in Lombardia non si è mai fatto vedere, a cominciare da “Giuseppi”. Un paio di marginali comparsate del ministro Speranza e nulla più. Per il resto è stato scontro a distanza tra l’istituzione regionale e un esecutivo lontano, sordo e, in una certa misura, ostile all’amministrazione della “locomotiva d’Italia”. Questa allora ha fatto da sola, fino a mettere in piedi nel giro di dieci giorni un nuovo ospedale nei padiglioni della Fiera di Milano, in grado di garantire duecento posti di terapia intensiva. Una cosa da niente… E in tutto questo il sindaco più vezzeggiato d’Italia, il borgomastro progressista che guida coi calzini arcobaleno una “capitale europea”, una metropoli moderna e accogliente, ricca ma solidale, in che cosa si è distinto? Detto delle gaffe di comunicazione, in ben poco. Ci ha messo persino un bel po’ prima di sospendere gli odiosi balzelli dell’Area C (la Ztl a pagamento del centro) e dei parcheggi in strada. Ah, una cosa l’ha fatta, quella che lui, con sprezzo del ridicolo, ha definito la “battaglia del pennarello”.

Sì, proprio così: dopo aver ricevuto, a detta sua, numerose lamentele di famiglie che non trovavano materiale di cancelleria scolastica nei supermercati, si è fatto portavoce presso il prefetto e il governo della richiesta di un ripristino della vendita. Contestualmente ha fatto sapere che sta pensando a come organizzare le varie attività una volta superata la pandemia. E bravo Beppe, pensa, pensa. Nel frattempo i milanesi fanno gli scongiuri, perché ogni volta che il sindaco parla la sventura si abbatte sulla città, come quella volta che ha detto “a Milano il virus non ha sfondato” e il giorno dopo sono arrivati numeri terrificanti. Insomma, alla prova dei fatti, in questa triste e angosciante emergenza sanitaria, il “derby” lombardo-meneghino lo sta stravincendo il presidente della Regione, mentre l’inquilino di Palazzo Marino ha dimostrato che, quando il gioco si fa duro, i calzini arcobaleno servono a poco.

Fabio Pasini

1 commento

  1. Grande FONTANA ! non abbiamo potuto rieleggerti come nostro
    Borgomastro , ma VARESE ha dato alla LOMBARDIA il miglior
    GOVERNATORE !!!!!
    Nel rimpianto di non averti più tra di noi , come sempre hai fatto ,
    al contrario del fesso che TI ha indegnamente sostituito , che MAI
    si vede tra i cittadini …..
    abbiamo la consapevolezza che sei ad un livello più ALTO e
    sei il MIGLIORE !!!!

    Dai fioeu , fa vedè chi sem nunch , ! Gent dùra che mòla MAI !!!!

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