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Cosa resta del 9 Dicembre?

by La Redazione
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La testimonianza di un manifestante

Già a 8 giorni dall’inizio della protesta dei forconi il movimento si era già spaccato. Prima hanno cercato di emarginarla, dicendo che “non rappresentava il popolo” (Letta, Kyenge ecc) poi vedendo che il consenso non accennava a diminuire, anzi aumentava, hanno cercato di stigmatizzarla sventolando lo spauracchio della repressione e delle “infiltrazioni fasciste” (Alfano, Letta), infine, complici certi fautori del movimento stesso, si è cercato un accordo politico. Il divide et impera ha avuto successo ancora una volta e si è forse persa un’occasione per fare fronte unico e dimostrare al palazzo che l’attuale politica, costante da anni, non è rappresentativa degli interessi della Nazione, che è lontana anni luce dall’esigenze della popolazione.

Sono stato in piazza, per strada, in città diverse (Como e Lecco), e ho visto studenti, disoccupati, pensionati, lavoratori precari e non, impugnare quella che dovrebbe essere la bandiera di noi tutti, il Tricolore, e farne strumento di comunanza, di appartenenza ad un popolo, come mai è accaduto prima. Per una volta è sembrato che le diverse fedi politiche fossero venute meno, di fronte al comune malcontento anche se a Como ad un certo punto ho sentito intonare, sottovoce e da pochi a dire il vero, “bella ciao”, ma è stato un episodio marginale di breve durata, per fortuna. Le persone coinvolte, che hanno subìto questa manifestazione, hanno largamente condiviso e solidarizzato con la protesta applaudendo, dicendo “bravi siamo con voi” dal finestrino, fermandosi e unendosi anche per 10 minuti o mezz’ora, portando la loro testimonianza anche solamente chiacchierando dall’auto, dal camion o dal furgone.

Professionisti, artigiani, operai, commercianti per una volta tutti uniti per dire basta. Perché la realtà è questa: si fa fatica ad arrivare a fine mese, per chi riesce ad arrivarci, oberati dalle tasse, preda di un governo imbelle che non è capace neanche di fare un decreto serio sul lavoro; basterebbe farsi un giro agli uffici di collocamento per vedere le code di persone, parlare con la gente per rendersi conto della situazione. Invece alcune categorie (solo mentali) di persone, vivendo in una realtà disconnessa dal mondo reale, parallela, non hanno saputo fare di meglio che definire chi protesta come “4 sfigati”, supportati da alcuni politici di una ben nota parte, la solita, che hanno definito il movimento come “mafioso” (nientemeno!). Ebbene tralasciando il cortocircuito mentale di costoro, dei veri relitti dell’ideologia, preda ancora della convinzione che “la piazza se non è rossa è fascista”, convinti che il Tricolore sia una bandiera di destra, dato che la loro è ancora, come è sempre stata, la bandiera dell’internazionale socialista, devo ammettere che si sta perdendo l’occasione di fare fronte unico: non a causa degli “infiltrati”, dato che in giorni di presidi sparsi a macchia di leopardo in tutta Italia i cosiddetti infiltrati ci sono sempre stati e non è successo mai nulla, ma perché sembra che alcuni ideatori del movimento abbiano deciso di abbandonare il carattere “rivoluzionario” per venire incontro ai propri desideri più o meno politici, forse in cerca di un posto al Sole anch’essi.

Apro, sempre per parlare della distanza tra il mondo reale e costoro, una piccola parentesi: recentemente sono stato a una conferenza dalla FIOM/CGIL a Lecco, per una questione locale (il caso Leuci), presieduta dalle forze politiche di sinistra (PD, Rifondazione, SEL) in cui, era presente anche un avvocato giuslavorista per parlare di diritti costituzionali del lavoro; ebbene costui, di cui non farò il nome per pietà nei suoi confronti, davanti a una quindicina di operai che sono da 6 anni in cassa integrazione e che da gennaio prossimo saranno senza un lavoro, non ha saputo dire altro di meglio che “occorre che nella costituzione ci siano articoli come ‘ garantire a tutti il ben vivir ‘ o ‘ vietato odiare ‘ come nella costituzione dell’Ecuador”. Follia pura. Credo sia offensivo dire certe farneticazioni davanti a persone che da gennaio saranno disoccupate; ma da un punto di vista meramente politico è un bene che costoro siano così distaccati dalla realtà: saranno sempre più emarginati dalla classe operaia e lasceranno un vuoto che dovremo colmare per sostituirci a certi soloni, anzi, il vuoto si sta già aprendo dato che alcuni tra gli operai presenti hanno aspramente bacchettato i rappresentanti sindacali e politici presenti arrivando a dire che sono sfiduciati e che i sindacati non fanno più i loro interessi (meglio tardi che mai, verrebbe da dire).

Torno al discorso principale. Qualche giorno fa c’è stata la presa di distanza da chi avrebbe voluto che la piazza fosse una sola, indipendentemente da chi vi partecipa, il dire “non vogliamo Casapound alla manifestazione ne faremo una nostra” assume il suo vero connotato: quello di resa alle dinamiche di un Governo che ha paura della protesta e sta cercando di rendere appetitoso un piatto che dovrebbe essere indigesto; del resto anche i Romani se non riuscivano a vincere combattendo, usavano accordi commerciali “corrompendo” col denaro e l’opulenza chi si dimostrava ribelle. Ora attendo che venga loro proposto un ruolo istituzionale, che vengano invitati a qualche concertazione, che mangino da quel piatto in cui sino all’altro giorno non volevano mangiare, il tutto per raggiungere il loro posto di spicco nella società: pena infinita.

Occorre che questa protesta riassuma il carattere col quale era partita: nazionale, al di là delle differenti idee politiche di provenienza, superare le mere dinamiche partitiche, riprendersi la sovranità di popolo attraverso lo stringersi intorno alla nostra bandiera, per far capire a chi si trova nel palazzo che non si può dividere un movimento che rappresenta un popolo intero; sarà molto difficile, soprattutto perché persistono certi pensatori da salotto che osteggiano e deridono questa rivolta, perché si è sventolato addirittura lo spauracchio dell’antisemitismo (assurdo) per cercare di allontanare le persone dal movimento, ma se non altro, forse si è gettato il seme per una futura presa di coscienza che potrebbe portare ad un vero cambiamento: sempre che abbandoniate il portatile e il divano.

Paolo Mauri

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