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governo GentiloniRoma, 26 dic – Le dichiarazioni del ministro Poletti sono l’ennesima manchevolezza da parte di una classe dirigente inetta nei confronti dei giovani italiani, troppo spesso derisi e umiliati dalle politiche di un governo basato sull’anti-meritocrazia.



Il governo nato morto, ai più noto come governo Gentiloni, non è altro che l’ultimo dei tanti casi di sovvertimento del concetto di meritocrazia, dove gli incapaci abbondano e danno sfoggio della loro inettitudine cronica al governo della cosa pubblica. E’ imbarazzante vedere un ministro degli Esteri senza alcun merito particolare, incapace a tal punto da non riuscire ad elaborare una frase in inglese, essere promosso dopo aver foraggiato un’invasione selvaggia in un’economia stagnante e dalla depressa richiesta di lavoro. Per non parlare del triste caso del ministro Fedeli, cui non si contesta il non avere i titoli, bensì il fatto di aver mentito pur sapendo di mentire ottenendo una nomina in un settore delicatissimo e perennemente soggetto a critiche, dove il buonsenso suggerirebbe persone adeguate al ruolo e non sindacalisti. Diviene di conseguenza difficile stimolare gli studenti all’onestà e alla meritocrazia quando lo stesso ministro anziché essere esempio rappresenta l’esatta antitesi delle virtù che si insegnano sin da piccoli. Non si può non accostare l’inettitudine cronica al ministro Lorenzin che con la maturità classica si ritrova a gestire la sanità, dove in uno Stato serio ci si aspetterebbe un medico dall’esperienza pluridecennale o un luminare della sanità, ma si sa, noi italiani siamo speciali. D’altro canto non è da meno il novello Minniti che si è già contraddistinto per aver rivelato i nomi di chi ha ucciso un pericoloso terrorista affiliato con l’ISIS.

Gli esempi citati sono sufficienti a far comprendere quanto la realtà sia distante dall’idea che i giovani abbiano bisogno di esempi da seguire e non di ramanzine o critiche poco costruttive. I giovani italiani sono peraltro diretti testimoni della società del nulla assoluto, una forma ambigua di comunità dove le peggiori menti vanno avanti e “fanno i cash”, dove chi nella propria vita non ha mai realizzato nulla, con un’ospitata da Maria de Filippi apre a sé le porte del Paradiso moderno, fatto di soldi, fama e adulazione sui social. Ecco così che le generazioni cresciute a junk tv, pane e Grande Fratello si ritrovino sempre più spinti a non studiare e a nutrire la propria mente, bensì a fare selfie per aggiornare il profilo Instagram e avere più seguaci.

Le parole del ministro Poletti rappresentano la rassegnazione di un’intera classe dirigente che non si accorge della propria incapacità ad educare in primis le nuove generazioni e a preparare loro un futuro dirigenziale. E’ evidente l’attuale desolazione intellettuale che anziché spronare i giovani a studiare ed educarsi per avere un futuro roseo, invita loro ad inseguire ridicoli modelli sfornati dalla junk Tv, frutto estremo di questa società anti-meritocratica. Caro ministro Poletti, lei è il più grande imbarazzo dei giovani italiani, lei che farebbe bene a guardare come vive suo figlio grazie ai contributi statali prima di puntare il dito contro chi emigra, lei che ha fatto del voucher un’arma affilatissima per ridurre il costo di lavoratori al minimo e poi chiedere con arroganza il perché i giovani abbiano smesso di fare figli. D’altro canto, lo stesso Matteo Renzi è colui che non riuscendo a vendere il prodotto “Italia” ha pubblicizzato i laureati italiani come quelli meno pagati e quindi più convenienti al giogo capitalista e mondialista.

Siete imbarazzanti.

In fede, i giovani italiani.

Claudio Perconte

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